Nel sud-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), la situazione nel territorio di Moba, nella provincia del Tanganyika, è oggetto di controversia tra le autorità riguardo al numero delle vittime di recenti violenze. Il presidente dell’Assemblea nazionale, Vital Kamerhe, ha dichiarato che nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2025 sarebbero state uccise 318 persone nel territorio di Moba, a causa di scontri tra la popolazione e una milizia locale. Tuttavia, il governatore provinciale Christian Kitungwa ha smentito questa cifra, affermando che tale bilancio potrebbe eventualmente riflettere un periodo più ampio, tra il 2020 e il 2025, ma non eventi recenti.
Kitungwa ha sottolineato che attualmente sono in corso colloqui con le milizie attive nel territorio, in particolare nella chefferie di Kansabala, e ha dichiarato che alcuni gruppi armati sono pronti a deporre le armi, aspettando solo un intervento formale delle autorità per procedere alla resa. Ha anche precisato che questi gruppi sono già stati presi in carico, come avvenuto in precedenti processi di disarmo e reintegrazione.
Parallelamente, il governatore ha avviato un approccio di dialogo e riconciliazione per porre fine a decenni di violenze, in un contesto ancora segnato da gravi emergenze umanitarie. Le aree di Kalemie, Kongolo, Manono e Moba continuano infatti a vivere una profonda crisi: insicurezza diffusa, sfollamenti di massa e mancanza di accesso ai servizi essenziali. I deputati del caucus del Tanganyika hanno chiesto alla Prima Ministra un intervento immediato, denunciando l’abbandono della popolazione e sollecitando la riattivazione di infrastrutture economiche abbandonate, come l’ex azienda tessile Filtisaf, per offrire nuove prospettive ai giovani locali.
Nonostante le aperture al dialogo del governatore vengano accolte positivamente, la società civile resta cauta. Si teme che senza azioni concrete e durature, le promesse di pace e disarmo possano tradursi in illusioni o addirittura in nuove fiammate di conflitto. Il momento attuale è dunque cruciale per il Tanganyika, che potrebbe finalmente rompere il ciclo di violenza, ma solo se tutti gli attori coinvolti – dalle istituzioni centrali alle autorità locali – agiranno con serietà, coerenza e determinazione.


