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Conflitti

RD Congo, il nuovo capo della MONUSCO Swan a Goma incontra l’AFC/M23

Nella RD Congo il nuovo capo della MONUSCO James Swan si è recato a Goma, controllata dall’AFC/M23, per incontrare i leader del gruppo armato e rilanciare il cessate il fuoco.

L’arrivo del nuovo rappresentante speciale delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo segna un passaggio delicato in una delle crisi più complesse e stratificate dell’Africa centrale. A pochi giorni dal suo insediamento, James Swan ha scelto Goma come prima tappa sul terreno, un gesto che assume un valore politico e operativo evidente: la città è oggi uno dei principali epicentri del conflitto nel Nord-Kivu, sotto il controllo dell’alleanza armata AFC/M23 dall’inizio del 2025.

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La visita, avvenuta il 24 aprile e proseguita il giorno successivo, si inserisce in una fase in cui i combattimenti tra le forze governative congolesi e i gruppi armati continuano a interessare sia il Nord che il Sud-Kivu. In questo contesto, Swan ha posto fin da subito una priorità chiara: l’effettiva applicazione del cessate il fuoco.

Appena atterrato a Goma, il capo della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo ha elencato alcune condizioni ritenute imprescindibili per rendere operativo il meccanismo di verifica degli accordi: la cessazione dell’uso di droni offensivi, la fine delle interferenze sui segnali GPS, la libertà di movimento per il personale ONU e un accesso sicuro allo spazio aereo. Si tratta di elementi tecnici ma decisivi, che riflettono la crescente complessità tecnologica del conflitto.

Uno dei momenti più significativi della missione è stato l’incontro, durato oltre tre ore, con i rappresentanti dell’AFC/M23 guidati da Corneille Nangaa. Il colloquio ha evidenziato le difficoltà nell’attuazione dell’accordo siglato a Montreux, in Svizzera, che avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta nel processo di de-escalation.

Secondo quanto riferito dallo stesso Nangaa, le criticità riguardano soprattutto la concreta applicazione delle misure concordate sul terreno, segno di una distanza ancora significativa tra gli impegni diplomatici e la realtà operativa del conflitto.

Nel corso dello scambio, i rappresentanti dell’AFC/M23 hanno inoltre avanzato alcune richieste precise: un maggiore coinvolgimento delle Nazioni Unite nella riapertura del sistema bancario locale, paralizzato dalla crisi, e l’istituzione di un ponte aereo umanitario per raggiungere le popolazioni isolate degli altopiani del Sud-Kivu, attualmente inaccessibili via terra.

Le richieste del gruppo armato si inseriscono in un quadro umanitario estremamente fragile. Le difficoltà nell’accesso agli aiuti e nella mobilità dei civili sono state recentemente denunciate anche da Human Rights Watch, che ha attribuito responsabilità diffuse a tutte le parti coinvolte nel conflitto.

Questo elemento sottolinea una delle caratteristiche più problematiche della crisi congolese: la molteplicità degli attori armati e istituzionali, spesso incapaci o non disposti a garantire corridoi umanitari sicuri e continui.

La missione di Swan a Goma rappresenta dunque un banco di prova immediato per la nuova leadership della MONUSCO. Il suo approccio, improntato a un contatto diretto con tutti gli attori sul campo, inclusi i gruppi armati, evidenzia la necessità di un pragmatismo operativo in un contesto dove le linee tra negoziazione e conflitto restano estremamente fluide.

Nei giorni successivi alla visita, il diplomatico ha proseguito gli incontri con i responsabili del meccanismo congiunto di verifica del cessate il fuoco, segnalando la volontà di rafforzare gli strumenti di monitoraggio e coordinamento internazionale.

Resta tuttavia aperta la questione centrale: la capacità delle parti in conflitto di tradurre gli accordi formali in una riduzione concreta delle ostilità. In assenza di questo passaggio, anche gli sforzi diplomatici più strutturati rischiano di rimanere confinati a una dimensione dichiarativa.

In un contesto segnato da instabilità cronica, l’arrivo di Swan segna l’inizio di una nuova fase, ma non ancora una svolta. Piuttosto, si configura come un tentativo di ricalibrare strumenti e priorità in una crisi che continua a sfidare le capacità di intervento della comunità internazionale.

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