Il 23 maggio 2025, l’ex presidente della Repubblica Democratica del Congo (RDC), Joseph Kabila, è intervenuto pubblicamente per la prima volta dopo sei anni di silenzio, a seguito della revoca della sua immunità parlamentare da parte del Senato. In un discorso di circa 45 minuti, trasmesso online, ha denunciato con forza quelle che ha definito “decisioni arbitrarie” e ha accusato il governo attuale di utilizzare le minacce giudiziarie come strumento politico per mascherare le proprie inefficienze.
Kabila ha spiegato di aver deciso di rompere il silenzio per senso di responsabilità verso la nazione, dichiarando che restare in silenzio lo avrebbe reso colpevole di “non assistenza a popolo in pericolo”. Ha annunciato anche l’intenzione di recarsi a Goma, nel Nord-Kivu, senza però specificare date precise. Ha evitato di citare direttamente il presidente in carica, Félix Tshisekedi, ma ha mosso pesanti critiche al suo governo, definendo la RDC un “paese gravemente malato”, uno “Stato fallito” e un “non-luogo di diritto” dominato dalla volontà personale del capo dello Stato.
Secondo Kabila, la governance attuale ha tradito la Costituzione e ha perso ogni legittimità, mentre la situazione della sicurezza nel Paese è ormai “deliquescente”. Ha accusato il governo di aver abbandonato i meccanismi internazionali che garantivano una certa stabilità nella regione dei Grandi Laghi.
In chiusura, ha proposto un “pacto citoyen” in 12 punti per rilanciare il paese, tra cui il disarmo dei gruppi armati, la fine della guerra, il ripristino delle libertà fondamentali e la riconciliazione nazionale. Si è definito “militare pronto al sacrificio supremo”, ma al contempo impegnato per la democrazia e la coesione nazionale.


