La Repubblica Democratica del Congo ha annunciato di aver presentato un ricorso alla Corte internazionale di giustizia (CIJ) contro la Repubblica del Rwanda, aprendo un nuovo fronte giuridico nella lunga crisi che interessa l’est del Paese. L’iniziativa è stata resa pubblica attraverso un comunicato ufficiale del Ministero della Comunicazione e dei Media diffuso a Kinshasa.
Secondo il governo congolese, il ricorso chiede alla Corte di riconoscere la responsabilità internazionale del Rwanda per presunte violazioni di numerose convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948, la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e la Convenzione contro la tortura.
🇨🇩 La RDC annonce avoir saisi la Cour internationale de Justice (CIJ) contre le Rwanda. Kinshasa demande à la Cour de reconnaître la responsabilité internationale de Kigali pour des violations alléguées de plusieurs conventions internationales, notamment sur le génocide, la… pic.twitter.com/JO1UCSo0jF
— Pascal Mulegwa (@pascal_mulegwa) June 26, 2026
Nel comunicato, Kinshasa sostiene che da oltre trent’anni le popolazioni civili dell’est della RDC siano vittime di massacri, esecuzioni extragiudiziali, torture, violenze sessuali, sfollamenti forzati e discriminazioni. Le autorità congolesi attribuiscono tali violazioni sia alle forze armate ruandesi sia a gruppi armati che, secondo il governo, sarebbero stati sostenuti o controllati da Kigali, tra cui vengono citati l’AFDL, il RCD, il CNDP e l’attuale alleanza M23/AFC.
La RDC chiede alla Corte di ordinare la cessazione delle condotte ritenute illecite, di imporre garanzie di non ripetizione e di riconoscere il diritto a una riparazione integrale a favore dello Stato congolese e delle vittime. Il governo afferma inoltre di voler riaffermare la centralità del diritto internazionale come strumento per la risoluzione pacifica delle controversie e per il contrasto all’impunità delle violazioni più gravi.
L’avvio del procedimento non costituisce una decisione della Corte sul merito delle accuse, ma rappresenta un passaggio di forte rilievo politico e giuridico. Sarà infatti la Corte internazionale di giustizia a valutare l’ammissibilità del ricorso, la propria competenza e, successivamente, le responsabilità eventualmente accertabili secondo il diritto internazionale.


