Skip to content
Crisi

RD Congo, la crisi dimenticata vergogna del mondo

Operatori Sanitari nel Mondo e altre organizzazioni nelle zone di conflitto si appellano alla comunità internazionale

Nella regione del Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, si sta consumando una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi anni. Una tragedia silenziosa che colpisce soprattutto i bambini e che rischia di aggravarsi ulteriormente nel totale disinteresse della comunità internazionale. L’avanzata dei ribelli del Movimento 23 Marzo (M23) ha destabilizzato intere aree già fragili, interrompendo le principali vie di rifornimento e rendendo quasi impossibile il trasporto di medicinali, latte terapeutico e cibo salvavita.

Il gruppo riceve sostegno dal Rwanda, elemento che contribuisce a rendere ancora più complesso il quadro geopolitico della regione. Malnutrizione ai livelli più alti mai registrati. Sul campo, la situazione è drammatica. La malnutrizione acuta ha raggiunto livelli mai visti da anni di attività sanitaria sul territorio. I centri nutrizionali sono sovraffollati, mentre le scorte di latte terapeutico e alimenti specifici per il recupero dei bambini gravemente malnutriti sono ormai esaurite. Ormai siamo costretti a rifornirci al mercato nero, dove i prezzi sono triplicati o addirittura quadruplicati. (Mai capito chi fornisce visto che il monopolio della NUTRIA ET e dell’UNICEF).

Annunci

Una dinamica insostenibile, soprattutto per noi organizzazioni composte in larga parte da volontari non stipendiati, che si sostengono esclusivamente grazie ad aiuti privati. Non vengono pubblicate immagini di quanto sta accadendo perché la realtà supera ogni soglia di sopportazione: bambini in condizioni gravissime, madri disperate, reparti senza medicinali essenziali. La scelta più crudele: chi curare e chi no.

Il punto più doloroso è questo: non si riesce più a curare tutti. Ormai siamo costretti a fare una selezione. Decidere chi ha più possibilità di sopravvivere e chi, invece, non potrà ricevere le cure necessarie per mancanza di farmaci e alimenti terapeutici. È una scelta che nessun medico o volontario dovrebbe essere costretto a fare. Eppure accade ogni giorno. Farmaci bloccati, aiuti fermi.

Paradossalmente, esistono scorte di medicinali già pronte in Ambulatorio a Castel Volturno (Italia) per un valore superiore ai centomila euro che non possono essere trasportate nelle zone colpite a causa dell’insicurezza e dell’assenza di corridoi umanitari garantiti. (Qui ci tengo a ringraziare “un farmaco per tutti Napoli” per l’aiuto in farmaci).

Il problema non è solo economico. È logistico e politico. Senza garanzie di sicurezza e senza un impegno concreto per facilitare il passaggio degli aiuti, tonnellate di farmaci e materiali salvavita restano bloccate mentre i bambini muoiono per cause prevedibili. Un appello alla comunità internazionale. Più volte è stato chiesto un intervento concreto alla comunità internazionale. Finora, però, non sono arrivate risposte adeguate alla gravità della situazione. Non si chiede denaro. Si chiede la possibilità di lavorare. Si chiede di garantire un accesso facile e sicuro ai trasporti di farmaci e aiuti umanitari. Si chiede la tutela di noi Operatori Sanitari nel Mondo e altre organizzazioni nelle zone di conflitto. Si chiede un impegno reale per facilitare l’accesso delle organizzazioni umanitarie alle popolazioni colpite. Perché oggi, nel Kivu, l’emergenza non è solo la guerra. È l’impossibilità di salvare chi potrebbe essere salvato.

 

Annunci
Operatori sanitari nel mondoRD Congo
Leggi anche
Torna su
No results found...