La regione dell’Ituri, provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), si trova attualmente al centro di un grave conflitto che provoca violenze e atrocità quotidiane, con un impatto devastante sulle vite dei civili. Il nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF), dal titolo “Risking Their Lives to Survive”, mette in luce la drammatica situazione di questa area, dove oltre 100.000 persone sono state sfollate dall’inizio dell’anno a causa di scontri tra vari gruppi armati e lacune crescenti negli aiuti umanitari.
Dall’inizio del 2025, i dati forniti da MSF indicano che oltre 200 persone sono state uccise e numerosi civili hanno subito ferite gravi a causa della violenza inarrestabile. Le équipe di MSF, presenti nel territorio, hanno documentato il trattamento di vittime di attacchi gravi, inclusi bambini e donne in gravidanza, costrette a subire violenze inaudite. “Questi recenti attacchi arrivano dopo decenni di violenza; tra le vittime ci sono donne e bambini che continuano a subire le conseguenze di un conflitto complesso e devastante,” ha affermato Alira Halidou, capomissione di MSF in RDC.
Un diritto alla salute infranto
La situazione negli ospedali e nelle strutture sanitarie è altrettanto allarmante. Le continue minacce da parte dei gruppi armati hanno costretto molte strutture a chiudere o evacuare i pazienti, lasciando migliaia di persone senza accesso a cure mediche essenziali. Il rapporto evidenzia come l’ospedale generale di Fataki, nel territorio di Djugu, sia stato costretto a interrompere le attività dopo aver ricevuto minacce. In altre località, come Drodro, quasi il 50% dei centri sanitari è stato danneggiato o distrutto.
Questi attacchi non solo dissuadono i pazienti dall’affrontare il rischio di recarsi in ospedale, ma mettono anche a repentaglio la vita del personale medico. Un medico, raccontando la sua esperienza a MSF, ha descritto i rischi corsi per assistere pazienti durante il conflitto: “Era pericoloso e stavo rischiando la vita, ma non avevamo scelta. Se non fossimo andati in ospedale, sarebbero morte”.
La fragile condizione delle vittime
I dati raccolti da MSF mostrano che più della metà delle 39 vittime di violenza trattate presso la clinica Salama a Bunia nei primi mesi del 2025 erano donne e bambini. Queste vittime includono storie strazianti, come quella di una madre che ha perso il figlio di sei mesi e il marito in un attacco, o di un bambino di nove anni ferito gravemente mentre assisteva all’orrendo omicidio dei suoi familiari. Aumenta anche il numero di vittime di violenza sessuale, spesso aggredite mentre cercano di procurarsi cibo per le loro famiglie.
Nel 2023 e 2024, circa l’84% delle donne vittime di violenza sessuale trattate da MSF a Drodro erano state aggredite mentre lavoravano nei campi, una testimonianza della precarietà della loro
Insicurezza alimentare e malattie in espansione
L’insicurezza alimentare in Ituri è diventata cronica, interessando il 43% della popolazione. Nonostante gli sforzi del Ministero della Salute e delle organizzazioni umanitarie, la fame e le cattive condizioni di vita rappresentano una realtà quotidiana. Le malattie diarroiche e respiratorie si stanno diffondendo rapidamente, colpendo in particolare i bambini sotto i cinque anni.
MSF lancia un appello urgente a tutti i gruppi armati, siano essi statali o non statali, affinché risparmino i civili e proteggano le strutture sanitarie, fondamentali per la sopravvivenza delle comunità locali. È essenziale garantire un accesso sicuro all’assistenza sanitaria e che la popolazione non debba rischiare la propria vita per soddisfare bisogni fondamentali come il cibo.
In conclusione, la crisi in Ituri rappresenta non solo una catastrofe umanitaria, ma un chiaro richiamo alla comunità internazionale per un intervento immediato e una risposta coordinata, volta a garantire la sicurezza e il benessere dei civili in questa provincia martoriata dal conflitto.


