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Emergenze

Rd Congo, l’allarme dell’ONU: peggiorano le condizioni nei campi sfollati dell’Ituri, cresce il rischio Ebola

Nella Repubblica Democratica del Congo l’ONU lancia un nuovo allarme sull’Ituri: oltre 270.000 sfollati vivono in condizioni sempre più precarie e il sovraffollamento dei campi alimenta il rischio di diffusione dell’Ebola.

La situazione umanitaria nell’est della Repubblica Democratica del Congo continua a destare forte preoccupazione. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha lanciato un allarme per il rapido deterioramento delle condizioni di vita nei campi che ospitano centinaia di migliaia di persone sfollate nella provincia dell’Ituri, una delle aree più fragili e instabili del Paese.

Secondo le Nazioni Unite, oltre 270.000 persone, in gran parte donne e bambini, vivono attualmente in più di sessanta siti di accoglienza distribuiti nella provincia. In molti casi mancano servizi essenziali come acqua potabile, sistemi di igiene adeguati, strutture sanitarie e assistenza medica di base. Il sovraffollamento e la promiscuità rappresentano fattori particolarmente critici in una regione già colpita da un’importante epidemia di Ebola.

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Le preoccupazioni delle organizzazioni umanitarie si sono aggravate dopo la segnalazione di almeno tredici decessi avvenuti tra il 17 e il 18 giugno in due campi situati nei pressi di Bunia, capoluogo dell’Ituri. Squadre specializzate sono state inviate sul posto per verificare se le morti siano riconducibili al virus Ebola e per predisporre eventuali misure di contenimento.

La crisi sanitaria si inserisce in un contesto già estremamente delicato. Dall’inizio di aprile sono stati registrati almeno sessantadue decessi nei campi che circondano Bunia, mentre la diffusione del virus continua a essere favorita da diversi fattori: la diffidenza di parte della popolazione nei confronti delle strutture sanitarie, le carenze nei protocolli di prevenzione e controllo delle infezioni e la gestione non sicura delle salme, uno dei principali vettori di trasmissione della malattia.

L’Ituri rappresenta oggi il principale focolaio dell’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo i dati riportati dalle autorità sanitarie, oltre il 90% dei casi confermati a livello nazionale si concentra proprio in questa provincia. Al 17 giugno erano stati segnalati 896 casi confermati complessivamente tra Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu.

Di fronte a questa emergenza, OCHA e le altre agenzie umanitarie chiedono un rafforzamento immediato degli interventi nei settori dell’acqua, dell’igiene, dell’assistenza sanitaria e della sensibilizzazione delle comunità locali. Le Nazioni Unite sottolineano che le capacità di risposta attualmente disponibili non sono sufficienti rispetto all’entità dei bisogni.

L’appello riguarda anche il finanziamento degli aiuti. Il Piano di intervento umanitario per il 2026 prevede risorse per 1,4 miliardi di dollari destinate a sostenere 7,3 milioni di persone vulnerabili in tutto il Paese. Tuttavia, finora è stato coperto poco più della metà dell’importo previsto, con circa 745 milioni di dollari effettivamente raccolti.

L’allarme dell’ONU richiama l’attenzione su una crisi che unisce emergenza sanitaria, sfollamento forzato e fragilità strutturali. Senza un incremento degli aiuti e un accesso umanitario sicuro alle aree più colpite, centinaia di migliaia di persone rischiano di trovarsi esposte contemporaneamente alle conseguenze della guerra, della povertà e di una delle malattie infettive più letali al mondo.

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