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Salute

Rd Congo, l’Ebola corre più veloce della risposta: oltre 2.100 morti in tre mesi

In RDCongo l’Ebola uccide una persona ogni 30 minuti: oltre 2.100 morti in appena tre mesi, mentre l’ONU avverte che il virus sta correndo più veloce della risposta sanitaria.

L’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo ha raggiunto una velocità senza precedenti: una persona muore ogni trenta minuti e, a soli tre mesi dalla dichiarazione ufficiale dell’emergenza, le vittime hanno superato quota 2.100. Le Nazioni Unite lanciano un nuovo allarme e chiedono alla comunità internazionale di accelerare una risposta sanitaria che, finora, non riesce a tenere il passo con la diffusione del virus.

«Ebola sta vincendo nella Repubblica Democratica del Congo. Non possiamo permettere al virus di superare la nostra risposta», ha dichiarato Tom Fletcher, responsabile degli Affari umanitari delle Nazioni Unite, al termine di una riunione d’emergenza con i vertici delle agenzie ONU.

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La diciassettesima epidemia di Ebola registrata nel Paese è stata dichiarata dalle autorità congolesi il 15 maggio. In appena tre mesi sono stati confermati 4.566 casi e 2.128 decessi. Numeri che rendono l’attuale focolaio particolarmente grave non soltanto per la quantità delle vittime, ma soprattutto per la rapidità con cui la malattia sta avanzando.

Secondo Fletcher, si tratta infatti dell’epidemia di Ebola «più rapida mai registrata». Il confronto con il precedente più drammatico nella storia recente della RDC restituisce la dimensione dell’emergenza: tra il 2018 e il 2020 il Paese aveva registrato circa 3.500 casi e quasi 2.300 morti. L’attuale epidemia si sta avvicinando a quel bilancio in una frazione del tempo.

A rendere particolarmente difficile il contenimento è la fragilità del sistema sanitario congolese, alle prese con una cronica scarsità di personale, infrastrutture e risorse. In questo contesto, individuare rapidamente i contagi, isolare i pazienti, proteggere gli operatori sanitari e interrompere le catene di trasmissione diventa una corsa contro il tempo.

A complicare ulteriormente la situazione è il ceppo responsabile dell’epidemia, il virus Ebola Bundibugyo, per il quale al momento non sono disponibili né un vaccino approvato specificamente contro questa variante né un trattamento specifico. Una circostanza che riduce gli strumenti a disposizione delle autorità sanitarie proprio mentre il numero dei casi continua a crescere.

Le Nazioni Unite hanno annunciato il dispiegamento di altri venti operatori in prima linea. Fletcher ha inoltre disposto lo stanziamento di ulteriori 30,5 milioni di dollari attraverso il Fondo centrale di risposta alle emergenze delle Nazioni Unite (CERF). La nuova somma si aggiunge ai 24 milioni di dollari già destinati alla RDC e a quattro Paesi confinanti per rafforzare le misure di preparazione e contenimento.

Il problema, tuttavia, rimane la distanza tra le necessità individuate e le risorse effettivamente disponibili. Il piano congiunto di preparazione e risposta predisposto da Africa CDC e Organizzazione mondiale della sanità richiede complessivamente 518 milioni di dollari. Finora ne sono stati mobilitati 264 milioni: poco più della metà.

È proprio questo divario che rischia di trasformarsi in uno dei fattori decisivi dell’emergenza. Un’epidemia non avanza soltanto per le caratteristiche biologiche di un virus, ma anche attraverso le fragilità dei territori nei quali si diffonde: strutture sanitarie insufficienti, difficoltà logistiche, scarsità di personale e ritardi nei finanziamenti possono amplificarne gli effetti.

L’appello delle Nazioni Unite assume perciò un carattere che va oltre i confini congolesi. «Il mondo deve svegliarsi e mobilitarsi», ha affermato Fletcher. Fermare l’epidemia significa intervenire mentre è ancora possibile ridurre la distanza tra la velocità del contagio e quella della risposta. In RDC, in questo momento, quella distanza continua invece ad aumentare.

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