Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), le indagini dell’ONU sui gravi crimini contro i diritti umani commessi nell’est del Paese dal gennaio 2022 sono state sospese a causa della mancanza di fondi. La decisione, annunciata dal capo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk, è senza precedenti ed è legata a una crisi di liquidità che colpisce l’intera istituzione. La sospensione arriva nonostante una prima fase operativa della missione – avviata nel febbraio 2025 con una risoluzione del Consiglio dei diritti umani – avesse già permesso di raccogliere numerose testimonianze e prove in RDC, Rwanda, Burundi e altri Paesi, grazie a un fondo di emergenza di 1,1 milioni di dollari.
Il progetto avrebbe dovuto proseguire con una commissione composta da tre esperti indipendenti incaricati di raccogliere, analizzare e verificare le violazioni documentate nelle province del Nord e Sud Kivu, dove la popolazione è esposta da anni a violenze armate, massacri e abusi. Tuttavia, la drastica riduzione delle contribuzioni volontarie – stimate in un calo di circa 60 milioni di dollari rispetto al 2024 – ha bloccato l’attività. Un ruolo cruciale è stato giocato dall’interruzione della partecipazione finanziaria degli Stati Uniti, che nel 2024 erano il principale donatore con 36 milioni di dollari e che, dal 31 maggio 2025, non versano più nulla.
Volker Türk ha denunciato che il calo dei finanziamenti rafforza le posizioni di regimi autoritari e ostacola la difesa dei diritti umani, ma ha assicurato che il lavoro investigativo in RDC potrà riprendere non appena verranno reperite nuove risorse. Nel frattempo, l’ONU si dice profondamente rammaricata per l’interruzione del processo e l’impossibilità, al momento, di proseguire con la missione prevista.


