Migliaia di persone sono scese in piazza nelle città di Goma e Bukavu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, per protestare contro il progetto di riforma costituzionale che, secondo le opposizioni e numerose organizzazioni della società civile, potrebbe aprire la strada a un terzo mandato del presidente Félix Tshisekedi.
Le due città, oggi controllate dal movimento ribelle AFC/M23 dopo l’offensiva che lo scorso anno ha modificato gli equilibri militari nelle province del Nord e Sud Kivu, sono state teatro di manifestazioni caratterizzate da slogan come “No al cambiamento della Costituzione” e “No al referendum e al terzo mandato”. La mobilitazione ha riportato al centro del dibattito il delicato rapporto tra crisi istituzionale e conflitto armato che continua a segnare il Paese.
Il Parlamento congolese aveva approvato a giugno un provvedimento che consentirebbe di sottoporre eventuali modifiche costituzionali a un referendum popolare. Sebbene il testo non introduca direttamente un’estensione dei mandati presidenziali, i critici ritengono che possa rappresentare il primo passo verso una revisione delle regole che limitano il presidente a due mandati.
Le contestazioni non sono una novità. Già il 12 giugno manifestazioni analoghe erano state organizzate nella capitale Kinshasa, dove le forze di sicurezza erano intervenute per disperdere i dimostranti. Le proteste di Goma e Bukavu assumono però un significato particolare perché si svolgono in territori sottratti al controllo del governo centrale e amministrati dai ribelli.
Nel corso delle manifestazioni alcuni partecipanti hanno inoltre chiesto alle Nazioni Unite di revocare le sanzioni recentemente imposte a Corneille Nangaa, leader dell’AFC/M23, e al gruppo armato. Da parte sua, il portavoce del governo Patrick Muyaya ha accusato i ribelli di aver costretto la popolazione a partecipare alle proteste, un’accusa alla quale il movimento non ha risposto.
Le manifestazioni si sono svolte sotto la supervisione della polizia nonostante il divieto di assembramenti introdotto per limitare la diffusione dell’Ebola. I leader dell’AFC/M23 avevano tuttavia dichiarato il mese scorso che i territori sotto il loro controllo erano ormai liberi dall’epidemia.
La vicenda evidenzia ancora una volta quanto, nella Repubblica Democratica del Congo, il confronto sulla governance democratica sia strettamente intrecciato con la guerra, il controllo del territorio e la difficile ricerca di una stabilità politica. In un Paese attraversato da conflitti persistenti e profonde fragilità istituzionali, ogni dibattito sulle regole costituzionali rischia infatti di trasformarsi in un ulteriore terreno di scontro.


