Nella Repubblica Democratica del Congo cresce la tensione attorno alle libertà civili. Oppositori politici, artisti, militanti e avvocati hanno denunciato una serie di arresti giudicati abusivi e arbitrari, attribuiti in particolare al Consiglio nazionale di cyberdifesa. Per reagire a quella che definiscono una deriva del potere, hanno annunciato la creazione di una piattaforma comune: il Front de lutte contre les arrestations abusives et arbitraires, FLAAR.
La denuncia è stata formalizzata a Kinshasa nel corso di una conferenza stampa. Secondo Ados Ndombasi, esponente dell’opposizione, gli arresti non sarebbero più episodi isolati ma pratiche ricorrenti. Vengono segnalate interpellanze effettuate al di fuori degli orari convenzionali, senza mandato, e detenzioni protratte per mesi senza che siano resi noti i capi d’accusa.
Il fronte parla anche di torture e di trattamenti inumani e degradanti, descritti come strumenti per mettere a tacere le voci critiche. Il FLAAR sottolinea tuttavia di non muoversi in una logica insurrezionale o partitica. L’iniziativa viene definita repubblicana e legale, con l’obiettivo dichiarato di contrastare pratiche ritenute incompatibili con lo Stato di diritto. La piattaforma si propone come presidio contro l’arbitrio e come strumento di vigilanza democratica.
Notre démarche n’est ni insurrectionnelle, ni partisane. Elle est républicaine. Elle est légale. Elle est morale.
Nous ne combattons pas des individus ; nous combattons des pratiques.
Nous ne cherchons pas le chaos ; nous exigeons l’État de droit.@ados_ndombasi #FLAAR pic.twitter.com/lKcE3xqUQ6— Alternative 2028 (@2028Alternative) March 2, 2026
Joël Lamika, del Movimento dei Congolesi indignati, ha annunciato manifestazioni pubbliche a Kinshasa, tra marce e sit-in, per denunciare gli arresti. La piattaforma intende inoltre coinvolgere il corpo diplomatico e adire le vie giudiziarie, rendendo pubblici i casi ritenuti emblematici di ingiustizia.
Un ulteriore elemento di critica riguarda il silenzio di alcune organizzazioni per i diritti umani, che secondo Dhalia Tshilanda, del Cadre de concertation, negli ultimi anni avrebbero ridotto la loro capacità di denuncia. Il nuovo fronte si presenta come un’iniziativa civica volta a tutelare libertà individuali che, ricordano i promotori, sono garantite dalla Costituzione congolese.
Tra le prime misure annunciate figura l’attivazione di un numero verde per raccogliere segnalazioni e documentare i casi. Il FLAAR non esclude inoltre il ricorso a istanze internazionali qualora le denunce non trovassero risposta sul piano interno.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione verso il ruolo degli strumenti di sicurezza digitale e delle autorità di controllo, in un Paese in cui la stabilità politica resta un tema centrale e sensibile.


