Skip to content
Personaggi

Rd Congo, processo in contumacia contro Joseph Kabila: la procura chiede la pena di morte

A Kinshasa si è conclusa la requisitoria contro l’ex presidente Joseph Kabila, accusato di sostegno ai ribelli M23: la procura chiede la condanna a morte, mentre il paese resta diviso sul significato politico e giudiziario del processo.

A Kinshasa si è chiusa una settimana di grande tensione politica e giudiziaria: la Corte militare suprema della Repubblica Democratica del Congo ha ascoltato, il 22 agosto 2025, le requisitorie finali del procuratore generale delle Forze Armate, generale Lucien René Likulia, che ha chiesto la condanna a morte per l’ex presidente Joseph Kabila Kabange.

Kabila, alla guida del paese dal 2001 al 2019, è processato in contumacia dopo aver lasciato la RDC. L’accusa lo ritiene responsabile di reati gravissimi, tra cui tradimento, partecipazione a insurrezione, crimini contro l’umanità, omicidi volontari, stupri, torture, deportazioni e l’occupazione armata di Goma. Secondo la procura, l’ex capo di Stato avrebbe sostenuto il Movimento 23 Marzo (M23), gruppo ribelle attivo nell’est del paese e accusato da più parti di ricevere sostegno dal Ruanda.

Annunci

In particolare, vengono richiamate alcune prese di posizione pubbliche di Kabila: in un’intervista al Sunday Times del 23 febbraio 2025, aveva definito l’M23 “un’aspirazione popolare” e non una forza manipolata da Kigali; il 29 maggio, poi, avrebbe viaggiato via Ruanda fino a Goma, dove avrebbe espresso sostegno ai ribelli. Per la procura questi atti configurano una collaborazione politica con uno “Stato aggressore”, definizione adottata dalle Nazioni Unite nella risoluzione 2773.

Gli avvocati dello Stato congolese e delle province di Nord e Sud Kivu hanno chiesto un risarcimento di 24 miliardi di dollari per i danni subiti dalla popolazione civile e hanno sollevato la questione della nazionalità dell’ex presidente, sostenendo che il suo vero nome sarebbe Hyppolite Kanambe Mtwale e che avrebbe governato per 18 anni con un’identità usurpata.

Nel corso del processo sono stati evocati anche documenti e testimonianze di esponenti ribelli. In particolare, Eric Nkuba Shebandu, dirigente dell’Alliance Fleuve Congo (AFC) arrestato nel 2024 in Tanzania e poi trasferito a Kinshasa, avrebbe dichiarato che Kabila coordinava il reclutamento politico per l’AFC, offrendo denaro e promesse di incarichi a diversi leader congolesi.

La difesa dell’ex presidente non ha potuto esprimersi direttamente in aula, vista la sua assenza dal paese, ma i suoi sostenitori respingono le accuse come strumentali, sostenendo che si tratti di un processo politico volto a neutralizzare un rivale storico dell’attuale presidente Félix Tshisekedi. Alcuni osservatori internazionali hanno sottolineato che la richiesta di pena capitale per un ex capo di Stato costituisce un fatto inedito e destinato a suscitare forti dibattiti anche oltre i confini della RDC.

Il procedimento divide profondamente l’opinione pubblica: da un lato c’è chi vede in questo processo un’occasione per riaffermare la sovranità congolese e rompere con una lunga storia di impunità; dall’altro c’è chi teme che l’uso della giustizia militare in un contesto così sensibile possa alimentare tensioni politiche e accentuare le fratture interne.

Il verdetto della Corte militare suprema, atteso nei prossimi mesi, sarà quindi cruciale non solo per il destino personale di Joseph Kabila, ma anche per la credibilità della giustizia congolese e per l’equilibrio politico del paese.

Annunci
Corte militareJoseph KabilaKinshasaM23pena di morteprocessordcRDCongoRepubblica Democratica del CongoRuanda
Leggi anche
Torna su
No results found...