Skip to content
Speciale RD Congo

Rd Congo – Rwanda, l’accordo economico si ferma (per ora): tensione e diffidenza nei Grandi Laghi

Kinshasa non firma il quadro economico concordato con Kigali a Washington: chiede il ritiro delle truppe rwandesi dall’est del Paese, ma il confinante nega le accuse e parla di distorsioni politiche. Washington tenta di ricucire lo strappo.

La Repubblica Democratica del Congo ha deciso di non firmare, almeno per ora, l’accordo economico di pace con il Rwanda, previsto per questa settimana a Washington. La firma del “Regional Economic Integration Framework” (REIF), parte integrante dell’intesa siglata lo scorso 27 giugno negli Stati Uniti, avrebbe dovuto segnare l’avvio di una cooperazione economica tra i due Paesi per consolidare la tregua militare raggiunta nei mesi scorsi.

Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa internazionali, Kinshasa ha sospeso la firma ponendo come condizione il ritiro delle truppe rwandesi ancora presenti nel proprio territorio, che stima in circa settemila soldati di Kigali, tuttora operanti nelle province orientali, nonostante l’accordo di giugno prevedesse un ritiro completo entro 90 giorni. “L’accordo è stato finalizzato, ma i congolesi non hanno mai nascosto che non lo avrebbero firmato finché l’esercito rwandese fosse rimasto sul loro territorio”, ha dichiarato un diplomatico africano vicino ai colloqui.

Annunci

Da Kigali, la reazione è stata immediata. Il ministro degli Esteri Olivier J.P. Nduhungirehe ha respinto come “infondate” le accuse di violazione e ha attribuito il mancato accordo a un ripensamento politico del presidente Félix Tshisekedi, preoccupato – secondo Kigali – per la reazione dell’opinione pubblica interna. In un post sui social, il ministero degli Esteri rwandese ha definito “distorsioni” le ricostruzioni che parlano di presenza militare irregolare, ribadendo la volontà di “continuare a lavorare per la pace e la stabilità regionale”.

La verità, come spesso accade, si colloca a metà. Il REIF rappresenta il pilastro economico del processo di pace di Washington: un meccanismo per favorire integrazione commerciale, investimenti infrastrutturali e cooperazione mineraria tra i due Paesi, con il sostegno di Stati Uniti e Qatar. La logica è chiara: trasformare l’economia in garanzia di pace, rendendo meno conveniente il ritorno al conflitto. Ma senza fiducia politica e senza sicurezza sul terreno, anche la cooperazione economica rischia di restare sulla carta.

Nelle province orientali della RDC, intanto, la situazione resta precaria. Le forze armate congolesi (FARDC) continuano a fronteggiarsi con il movimento ribelle M23, accusato da Kinshasa e da diversi osservatori internazionali di ricevere sostegno da Kigali. Le operazioni militari e gli sfollamenti di civili proseguono, mentre la missione ONU (il nome preciso è MONUSCO) segnala nuovi episodi di violenza e violazioni dei diritti umani.

Per gli Stati Uniti, che hanno investito capitale politico nella mediazione, lo stallo rappresenta un fallimento temporaneo ma non definitivo. Il consigliere speciale per l’Africa Massad Boulos ha confermato che Washington sta lavorando per ricucire la frattura, auspicando un rilancio dei negoziati prima della visita presidenziale statunitense prevista per il 23 ottobre.

L’accordo, dunque, non è ufficialmente saltato, ma resta sospeso. In diplomazia, le parole contano: “rinvio” è la versione ufficiale, anche se tutti sanno che dietro si nascondono tensioni profonde e un deficit di fiducia che nessun documento può risolvere da solo.

Annunci
accordo economicocongoesercitoGrandi LaghiM23paceRD CongordcRDCongoREIFRuandaRwandatruppewashington
Leggi anche
Torna su
No results found...