Il conflitto e la crisi umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo, in particolare nelle province orientali di Nord e Sud Kivu, continuano a essere tra i più gravi e complessi al mondo. Dati recenti evidenziano una escalation di violenze, sofferenze civili e progressi fragili nel settore sanitario, che richiedono attenzione e azioni concrete da parte della comunità internazionale.
Violenza e atrocità continue, un numero allarmante di vittime civili e abusi sul territorio.
«Nella prima metà del 2025, nella regione del Kivu, sono stati documentati quasi 10.000 casi di violenza sessuale, di cui tra il 35% e il 45% riguardano bambini – racconta Claudio Scatola di Operatori sanitari nel mondo – Alcune vittime non raggiungono i nove anni. Durante i mesi più intensi del conflito le violenze si sono abbattute sui bambini, si stima uno stupro ogni 30 minuti. Una dinamica che testimonia l’uso sistematico di queste violenze come tattica di guerra. Le atrocità includono anche massacri secessionisti come quello avvenuto a Kasanga, in cui sono stati decapitati 70 civili» conclude Scatola.
Il bilancio dei morti e dei feriti è terrificante: solo a Goma, durante una settimana di combattimenti tra i militanti M23 e l’esercito congolese, si sono registrati 773 decessi e migliaia di feriti. Da gennaio a oggi, le stime ufficiali parlano di circa 7.000 morti, tra combattenti e civili, ma le organizzazioni umanitarie suggeriscono che la cifra reale potrebbe superare le 10.000 vittime. Tra queste, circa 450.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case, vivendo nellealtre zone come sfollati interni.
Le tensioni e gli scontri continuano a causare una situazione di instabilità e insicurezza, aggravata da crisi alimentari e malattie. La regione è anche teatro di un aumento delle vittime civili nei territori di Nord e Sud Kivu e Itri, con numeri che si riflettono in continui massacri, carestie e focolai di malattie come il morbillo, contro cui si sta finalmente avviando una campagna di vaccinazione a Bukavu.
L’altra grave emergenza umanitaria, i bambini malnutriti e i servizi essenziali a rischio.
L’interruzione di molti programmi umanitari ha avuto terribili conseguenze: secondo l’Organizzazione somala per il Supporto ai Minori (OSNM), quasi 2 milioni di bambini nel 2026 potrebbero non ricevere più lo screening per malnutrizione, a causa della mancanza di fondi e di servizi sanitari adeguati. La carenza di risorse mette in crisi anche l’accesso ad acqua potabile, vaccini, cure mediche e altri servizi di supporto essenziali, aumentando il rischio di morte tra i più vulnerabili, in particolare i bambini.
Tuttavia, nel settore sanitario, emergono anche segnali di speranza. L’ospedale a Bukavu, gestito da operatori sanitari internazionali, ha registrato un calo delle crisi nutrizionali infantili, grazie a un programma attivo quotidianamente con circa 200 interventi. Questo modello di intervento dimostra come, nonostante le difficoltà, l’impegno e la collaborazione possano portare a risultati concreti. Purtroppo, a causa della mancanza di fondi, il programma sarà presto interrotto, mettendo a rischio i progressi realizzati e lasciando ancora più vulnerabili i bambini della regione.
La situazione nel Congo orientale rimane complessa e critica. La combinazione di conflitto armato, violenze sistematiche, crisi umanitarie e carenze di servizi di base richiede interventi coordinati e sostenibili. La comunità internazionale deve continuare a sostenere le organizzazioni umanitarie, promuovere processi di pace duraturi e garantire adeguati finanziamenti per servizi fondamentali come la salute, l’alimentazione e l’acqua potabile.
Solo attraverso azioni concertate e un impegno continuo sarà possibile alleviare le sofferenze di milioni di civili e creare le condizioni per una stabilità duratura nel cuore dell’Africa centrale. La speranza resta viva, ma il tempo e le risorse sono essenziali per cambiare il corso di questa devastante crisi. Un faro di speranza è rappresentato da Operatori sanitari nel mondo a cui va il nostro pieno sostegno.


