In questa città dove il silenzio è diventato una maledizione, il crepitio dei proiettili risuona come un tuono. Ogni esplosione fa vibrare le mura, e l’ansia si insedia nei cuori degli abitanti. I bambini, nascosti sotto i letti, non capiscono perché il loro mondo è diventato così minaccioso. Le loro risate hanno lasciato il posto a lacrime silenziose. Le strade, un tempo trafficate, sono ora deserte, testimoni di una vita sospesa. I volti dei passanti sono segnati dalla paura, ma anche da una struggente determinazione. Negli occhi di tutti si legge un misto di disperazione e speranza. La solidarietà si rafforza, si diffondono sussurri di resistenza: “Non cederemo.” Di fronte a questa realtà la popolazione trova un coraggio inaspettato. Nel pesante silenzio si alza una voce che afferma il diritto alla vita, alla pace e a un futuro dove il rumore dei proiettili non sarà altro che un lontano ricordo.
Intanto, l’Alliance Fleuve Congo (AFC/M23) fa sapere di aver preso il controllo dell’aeroporto di Kavumu il 14 febbraio 2025, per impedire alle FARDC e ai loro alleati (Forze di Difesa Nazionale del Burundi (FNDB), FDLR e Wazalendo) di utilizzare questa infrastruttura.
Sostiene che Il 12 febbraio 2025, le FARDC e i loro alleati hanno effettuato attacchi aerei su Kalehe e Ihusi, causando pesanti perdite tra i civili.
In un comunicato di legge che «la loro sconfitta, le FARDC e i loro alleati si sono ritirati nella confusione, abbandonando la città di Bukavu dopo aver perpetrato saccheggi e altre violenze. Facciamo appello alla popolazione di Bukavu affinché si organizzi in comitati di vigilanza per garantire la sicurezza e designi persone integre e responsabili per guidarli. Li esortiamo a mantenere il controllo della città e a non cedere al panico. L’AFC/M23 riafferma il suo impegno a proteggere gli abitanti di Bukavu dalle forze indisciplinate delle FARDC e dei loro alleati, se tenteranno di tornare per commettere nuove atrocità».
Inoltre, l’AFC/M23 chiede il ritiro immediato delle Forze di Difesa Nazionale del Burundi dal territorio congolese, in particolare da Nkomo, Nyangezi, dalla pianura di Ruzizi e dalle zone circostanti.
«La loro presenza è ingiustificata e devono tornare in Burundi, il loro paese d’origine. Le operazioni militari di queste forze nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) hanno aggravato i massacri, le violenze di carattere etnico e la crisi umanitaria, mettendo in pericolo la popolazione locale. È quindi imperativo che lascino la RDC senza indugi» conclude la nota dei veri nemici del popolo congolese.


