Skip to content
Speciale RD Congo

Rd Congo, Tshisekedi lancia un dialogo nazionale di tre mesi ma esclude l’AFC/M23

Nella Rd Congo Félix Tshisekedi lancia un dialogo nazionale di tre mesi per affrontare le cause profonde dell'instabilità, coinvolgendo opposizione e società civile ma lasciando fuori l'AFC/M23, con cui proseguiranno separatamente i negoziati di Doha.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi, ha annunciato l’avvio di un dialogo nazionale della durata prevista di tre mesi, chiamando il Paese a un “sussulto nazionale” di fronte alle crisi che continuano a minacciarne la sicurezza e la coesione. Il processo coinvolgerà forze politiche e componenti della società congolese, ma non i gruppi che continuano a combattere contro lo Stato: l’AFC/M23 resterà quindi esclusa dalle assise.

Annunci

L’iniziativa partirà dai territori. Prima dell’incontro nazionale previsto a Kinshasa, saranno organizzate consultazioni nelle 26 province della RDC, con l’obiettivo di far emergere problemi, conflitti e richieste direttamente dalle diverse realtà locali. È proprio questo radicamento territoriale uno degli elementi su cui il capo dello Stato sembra voler costruire il nuovo processo.

Al dialogo saranno chiamati a partecipare esponenti della maggioranza e dell’opposizione, rappresentanti della società civile e delle confessioni religiose, autorità tradizionali, esponenti del mondo economico e professionale, oltre a rappresentanti delle università e della comunità scientifica.

I forum provinciali dovranno affrontare un’agenda particolarmente ampia: dalle cause dell’insicurezza ai conflitti fondiari e consuetudinari, dalle tensioni comunitarie alle inefficienze amministrative, passando per le disuguaglianze, gli ostacoli allo sviluppo e le riforme considerate necessarie.

Tshisekedi ha voluto precisare che il confronto non dovrà trasformarsi nell’ennesimo negoziato per la redistribuzione delle cariche politiche. La prospettiva dichiarata è quella di affrontare le cause strutturali delle ricorrenti crisi congolesi senza ricorrere alla tradizionale logica della condivisione del potere tra élite.

Si tratta di un’ambizione considerevole in un Paese nel quale numerosi processi politici e accordi di pace hanno tentato, nel corso degli anni, di ricomporre conflitti attraverso compromessi tra gruppi dirigenti. La questione decisiva sarà quindi verificare se il nuovo dialogo riuscirà effettivamente a trasformarsi in uno spazio di discussione sulle fragilità strutturali dello Stato e sulle esigenze della popolazione, anziché in un nuovo terreno di competizione politica.

Nel suo intervento, il presidente congolese ha inoltre proposto una lettura particolarmente severa della storia recente del Paese. A 66 anni dall’indipendenza, Tshisekedi ha richiamato gli insuccessi accumulati nella gestione delle crisi e soprattutto le conseguenze di tre decenni di guerre e instabilità nelle province orientali.

“Non è più una crisi passeggera, è un’intera generazione che viene decimata”, ha affermato riferendosi all’Est della RDC.

Proprio la guerra nell’Est stabilisce però anche il principale confine politico del nuovo dialogo. Tshisekedi ha chiarito che quanti hanno preso le armi contro l’ordine costituzionale non potranno partecipare alle assise. L’esclusione riguarda in particolare l’AFC/M23, protagonista del conflitto che negli ultimi anni ha sconvolto vaste aree del Nord e Sud Kivu.

Il presidente ha tuttavia sottolineato che, al di fuori di questa condizione, il dialogo dovrà essere inclusivo: nessuno dovrà essere escluso per le proprie opinioni o critiche, per l’appartenenza politica, la provincia di provenienza, la lingua, l’etnia o la religione.

L’esclusione dell’AFC/M23 non significa comunque l’interruzione dei negoziati con il movimento. Il governo congolese e l’AFC/M23 sono già impegnati in un processo separato a Doha, sotto la mediazione del Qatar. Tshisekedi ha ribadito che quello resta il quadro nel quale discutere le questioni direttamente connesse al conflitto armato, dalla cessazione delle ostilità al disimpegno delle forze, fino al cantonnement e al disarmo.

Si delineano così due percorsi paralleli: da una parte il negoziato con l’AFC/M23 per tentare di fermare la guerra; dall’altra un dialogo interno molto più ampio, destinato almeno nelle intenzioni a interrogarsi sulle condizioni politiche, sociali e istituzionali che continuano a produrre instabilità.

È probabilmente proprio qui che si misurerà la portata dell’iniziativa. La RDC non soffre soltanto di una crisi militare nelle regioni orientali, ma di una stratificazione di conflitti locali, disuguaglianze, fragilità istituzionali e tensioni comunitarie. Portare queste questioni dalle province fino a Kinshasa significa tentare di spostare il dialogo dalla sola gestione dell’emergenza alla ricerca delle sue cause. Resta da capire se tre mesi saranno sufficienti per trasformare un’ambizione politica così vasta in un processo capace di produrre risultati concreti.

Annunci
AFC/M23coesione nazionaleconflittodialogo nazionaleDohaEst della RDCFélix TshisekediKinshasaopposizionerdcRDCongoRepubblica Democratica del Congosocietà civile
Torna su
No results found...