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Speciale RD Congo

RD Congo, uccidere in nome dei minerali preziosi. I crimini del gruppo armato M23

Le testimonianze raccolte da Amnesty International indicano la presenza di cittadini ruandesi sia a Rubaya sia a Lomera.

Un rapporto di Amnesty International ha accusato il gruppo armato M23, che opera nell’est della Repubblica democratica del Congo (RdCongo) col sostegno del Ruanda, di gravi violazioni dei diritti umani contro i minatori artigianali obbligati a estrarre oro e coltan. Il frutto di questo saccheggio arriva in Ruanda e da lì in ogni parte del mondo.
Il rapporto descrive esecuzioni sommarie, maltrattamenti e torture, detenzioni arbitrarie, lavoro forzato e reclutamento forzato di minatori spesso obbligati a lavorare sottoterra per più di una settimana consecutiva, come nelle miniere di coltan vicino a Rubaya, nella provincia del Nord Kivu, e a Lomera, un sito di estrazione aurifera nel Sud Kivu. Nel vocabolario del diritto internazionale, questi sono crimini di guerra.
Le testimonianze raccolte da Amnesty International indicano la presenza di cittadini ruandesi sia a Rubaya sia a Lomera. A Rubaya, i minatori hanno riferito che alcuni ruandesi svolgono un duplice ruolo: lavorano come minatori civili o gestori dei pozzi minerari e, quando necessario, partecipano alle ostilità al fianco dei combattenti dell’M23. A Lomera e Rubaya, inoltre, guardie di sicurezza, alcune delle quali hanno dichiarato di essere ruandesi e parlavano kinyarwanda, collaborano con l’M23 e hanno picchiato e maltrattato i minatori.
Amnesty International ha documentato l’esecuzione sommaria di 18 minatori artigianali nelle miniere di Rubaya e Lomera. Testimoni e familiari hanno riferito che dieci di loro sono stati picchiati a morte, due uccisi a colpi di arma da fuoco e sei minatori ritrovati privi di vita dopo essere stati rapiti.
Nelle vicinanze della miniera di Rubaya, l’M23 utilizza tre container come celle di detenzione. Un intervistato ha dichiarato che riusciva a sentire le urla dei detenuti mentre venivano torturati all’interno dei container. “È meglio morire che essere detenuto lì”, ha affermato.
Amnesty International ha inoltre documentato l’uso di celle di detenzione sotterranee note come ndake. Più di 20 minatori che lavoravano nella miniera di Rubaya sono stati tenuti in un ndake e picchiati tre volte al giorno dai combattenti dell’M23.
Il rapporto descrive anche come l’M23 utilizzi le miniere come siti di reclutamento forzato. Sette minatori hanno raccontato come l’M23 abbia detenuto minatori minacciando di mandarli nei centri di addestramento militare dell’M23 qualora non avessero pagato un riscatto per la loro liberazione.
Come accennato, i minerali estratti vengono trafficato fuori dalle aree controllate dall’M23 verso il Ruanda attraverso consolidate rotte di contrabbando.
Le testimonianze di minatori, rappresentanti del settore minerario e altre persone che hanno lavorato a Lomera, insieme alle prove raccolte dall’Evidence Lab di Amnesty International, hanno confermato che il terreno aurifero proveniente da Lomera veniva caricato su imbarcazioni nel porto della località. I sacchi di terreno contenente oro provenienti dalla RdCongo venivano poi trasportati via lago fino a un “porto della sabbia” a Kamembe, nella provincia occidentale del Ruanda, un punto di raccolta della sabbia destinata all’edilizia.

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