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Conflitti

RD Congo: uccisioni, torture e ostaggi nelle carceri dell’M23

Tra febbraio e aprile Amnesty International ha condotto una ricerca sui centri di detenzione gestiti a Goma e Bukavu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dall’M23, il gruppo armato sostenuto dal Ruanda. Ne è emerso un quadro orripilante, di veri e propri crimini di guerra, basato anche sulle testimonianze dirette di 18 ex detenuti, nove dei quali sottoposti a torture.
Tutti gli ex detenuti hanno riferito di aver visto uccidere a colpi d’arma da fuoco compagni di prigionia e che altri sono morti a causa delle torture (anche a colpi di martello), del diniego di cure mediche e dell’insalubrità delle celle prive di ventilazione e stipate fino all’inverosimile, coi detenuti costretti a stare in piedi o, quando va bene, seduti senza mai stendere le gambe. Il cibo è scarso e non c’è acqua potabile (i detenuti bevono la propria urina) e a volte manca anche quella corrente per lavarsi.
Oltre alle già menzionate martellate, altri metodi di tortura comprendono i pestaggi con cavi elettrici, cinghie da trazione, tubi di gomma e bastoni.
All’interno del “Cane malvagio” (il nome di un centro di detenzione di Goma che è tutto un programma), quando al risveglio i detenuti vengono scortati al bagno ricevono “il tè del mattino”, ossia dieci frustate.
A marzo, un gruppo di detenuti è stato portato, con modalità che ricordano il Cile di Pinochet, al centro dello stadio di Goma e poi sottoposto a pestaggi.
Per tutti, indifferentemente, l’accusa è di sostenere l’esercito o le autorità della Repubblica Democratica del Congo: lavorando nell’amministrazione civile, possedendo armi, essendo affiliati a gruppi alleati al governo o avendo denunciato le violenze commesse dall’M23.
Sono accuse contro le quali è impossibile difendersi dato che i detenuti non possono vedere avvocati o familiari e a questi ultimi l’M23 nega di aver imprigionato i loro parenti.
Da questi luoghi infernali, chi non ci muore esce solo se convinto o costretto a ingrossare le fila dell’M23 o in cambio di riscatti che possono arrivare anche all’equivalente di 2000 euro.
Nei suoi comunicati ufficiali, l’M23 dichiara che la sua presenza nell’est della Repubblica Democratica del Congo è motivata dalla necessità di “riportare l’ordine nella regione”. A che prezzo, lo avete appena letto.
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