SUD-KIVU – Si alza un grido d’allarme dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC). La comunità internazionale e i movimenti per i diritti civili sono in stato di massima allerta per la sorte di Déo Buuma, Direttore Esecutivo dell’ONG Actions pour la Paix et la Concorde (APC ASBL). L’attivista risulta scomparso dal 22 dicembre 2025, dopo essere stato prelevato con la forza dalle autorità.
Secondo le ricostruzioni, Buuma è stato posto in stato di fermo dall’Agenzia Nazionale di Intelligence (ANR), nota localmente come DSR, nella provincia del Sud-Kivu. La vicenda assume contorni ancora più inquietanti a causa del coinvolgimento delle forze RDF/M23, il cui ruolo nel fermo dell’attivista sta sollevando pesanti interrogativi sulla legittimità dell’operazione e sull’incolumità dell’uomo.
Ad oggi, la famiglia del Direttore non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale. Il fatto che non si conosca il luogo della sua detenzione né le sue condizioni fisiche configura il rischio concreto di una sparizione forzata.
Il caso di Déo Buuma è il simbolo di un clima di repressione che sta colpendo l’est della RDC. Le province del Nord-Kivu e del Sud-Kivu sono diventate teatri di una drastica restrizione delle libertà civili. Le organizzazioni umanitarie denunciano arresti arbitrari mirati a colpire i leader della società civile, sequestri di persona utilizzati come strumento di pressione politica, in un clima di terrore alimentato dall’occupazione del gruppo M23, che ha ridotto drasticamente lo spazio di espressione per chiunque chieda giustizia.
L’appello alla mobilitazione è netto: “Senza protezione non c’è pace” dunque la mobilitazione odierna non è solo un atto di solidarietà per un collega, ma una denuncia contro la violazione sistematica dei diritti fondamentali. I difensori dei diritti umani sono figure essenziali per la tenuta sociale e il raggiungimento della stabilità regionale.
L’appello è rivolto a tutta la comunità internazionale: i grandi sforzi diplomatici, come i negoziati di Doha in Qatar, sono destinati a rimanere lettera morta se le parti in conflitto non garantiscono la sicurezza sul terreno. La pace non può essere costruita se chi lavora per la concordia viene messo a tacere con la forza.
“Il silenzio non è più un’opzione”, dichiarano i rappresentanti delle ONG locali, che richiedono la liberazione immediata di Déo Buuma e la fine della repressione contro gli attivisti che sognano un futuro diverso per il Congo.
Il mondo non può voltarsi dall’altra parte mentre l’est della Repubblica Democratica del Congo sprofonda nella paura. La giustizia per Déo Buuma è la giustizia per un intero popolo.


