Focus on Africa ha incontrato Patrick Mbeko, esperto della Regione dei Grandi Laghi ed autore dei libri “Guerre secrète en Afrique centrale” e “Malheur aux vaincus”.
Vorrei farle alcune domande sulla guerra di aggressione che i ruandesi hanno scatenato in Congo. Quali sono le cause profonde di questo conflitto?
Questo ritorno del gruppo ribelle M23 (Movimento del 23 marzo) è legato alla volontà del Ruanda di occupare una parte del Nord Kivu per continuare a sfruttare le risorse naturali di questa regione e per farvi affluire una parte della popolazione ruandese, in considerazione della forte pressione demografica che il Ruanda ha conosciuto negli ultimi anni. Si tratta dunque di una volontà di destabilizzare il Congo e di controllare una parte del suo territorio, cioè il Nord Kivu.
Molti osservatori indipendenti dicono che Paul Kagame sia un dittatore ed anch’io condivido quest’opinione. Sembra che egli abbia un gruppo di assassini, che sono capaci di uccidere gli oppositori che vivono all’estero, ad esempio in Kenya o in Sudafrica. Ricordo l’omicidio di Seth Sendashonga, assassinato a Nairobi nel 1998, e quello del colonnello Patrick Karegeya, assassinato a Johannesburg, in Sudafrica. Cosa mi può dire di Paul Kagame? Anche Lei pensa che abbia assassinato alcuni oppositori politici?
Nei miei libri ho documentato le operazioni clandestine, operazioni di persecuzione e di omicidio di cittadini ruandesi residenti all’estero, ma anche di cittadini europei ed americani. Kagame è tristemente famoso per la sua violenza, fin da quando era in Uganda come vice-direttore dei servizi segreti ugandesi. Quando è arrivato in Ruanda, si è fatto conoscere per i massacri su larga scala delle popolazioni civili, sia hutu, sia tutsi, sia twa (questa etnia è composta da pigmei). Per quanto riguardo gli attentati all’estero, non sono stati uccisi solo dei ruandesi, ma sono stati presi di mira anche degli occidentali. Nel mio ultimo libro, intitolato “Malheur aux vaincus”,mostro come gli uomini di Kagame abbiano cercato di assassinare un cittadino belga qui in Canada e abbiano tentato di uccidere la giornalista canadese Judi Rever. Negli Stati Uniti, inoltre, hanno preso di mira Theogène Rudasingwa, ex-direttore di gabinetto del governo ruandese. Si tratta di attività che sono ben conosciute dai servizi segreti occidentali; due responsabili della sicurezza di due paesi occidentali mi hanno detto chiaramente d’essere al corrente di queste attività clandestine. Paul Kagame è dunque un presidente criminale e, come ha detto il professore universitario belga Filip Reyntjens, è il più grande criminale ancora al potere dopo la fine della seconda guerra mondiale. Le sue operazioni clandestine contro i dissidenti ruandesi e contro i giornalisti stranieri sono ben conosciute dai servizi segreti occidentali, ma il problema è che, nonostante tutte queste operazioni criminali, Kagame è protetto. Ricordo che, in 1994 e in 1997, gli uomini di Kagame hanno ucciso due preti canadesi, i padri Claude Simard e Guy Pinard, testimoni delle atrocità perpetrate dagli uomini di Kagame durante e dopo il genocidio. Tutto ciò è noto, ma il Canada non ha fatto nulla e quando i militari di Kagame sono stati arrestati all’estero, alcuni paesi occidentali hanno fatto in modo che non siano imprigionati. È il caso, ad esempio, del generale Karake Karenzi, che era stato incriminato dalla magistratura spagnola come responsabile dell’omicidio di cittadini spagnoli in Ruanda; questo generale è stato arrestato in Gran Bretagna, ma il governo britannico lo ha fatto liberare. Karenzi è stato difeso da Cherie Blair, la moglie di Tony Blair, che è un grande sostenitore di Paul Kagame. Queste operazioni clandestine contro persone innocenti sono coperte, in nome della real politik, da alcuni paesi occidentali.
Torniamo ora alla guerra nell’est del Congo. La città di Goma è già caduta e sembra che i ribelli del Movimento M23 ed i soldati ruandesi siano in marcia verso Bukavu. Secondo Lei ci sono delle possibilità che anche questa seconda città cada nelle mani dei ribelli? È possibile che ci sia, invece, una reazione da parte dell’esercito congolese? A Bukavu ci sono molti giovani, uomini e donne, che si stanno arruolando per difendere il loro paese: secondo Lei cosa succederà nelle prossime settimane?
Io penso che il Movimento M23, per non dire il Ruanda, farà di tutto per estendere la sua influenza nell’est del Congo. La città di Goma non è che una tappa ed io penso che cercheranno di avanzare verso il Sud Kivu. Sicuramente ci sarà una reazione da parte del governo congolese, ma non sappiamo se l’esercito sarà in grado di respingere i ribelli o almeno di contenerli. È questa la domanda fondamentale: a Goma abbiamo visto che molti soldati hanno rifiutato di combattere, perché non sono pagati bene, anzi sono sempre stati in certo modo maltrattati dal governo congolese. Tutto ciò non aiuta, ma un sussulto di orgoglio potrebbe forse permettere ai soldati congolesi di resistere e di respingere il nemico. Ciò non è affatto evidente, perché l’esercito congolese è disorganizzato. Il problema non è la truppa, ma i comandanti, che sono stati messi a capo dell’esercito per motivi tribali o per motivi politici. È il problema della governance della sicurezza, problema che permette di capire le cause della disfatta dall’esercito congolese di fronte al Movimento M23 e ai soldati ruandesi.
Traduzione dal francese di Giuseppe Liguori


