Dopo sei anni di silenzio, l’ex presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, ha rotto il riserbo e annunciato il suo ritorno a Goma, capitale del Nord-Kivu e roccaforte dell’alleanza ribelle AFC/M23. L’intervento di Kabila, pronunciato il 23 maggio 2025 e diffuso via internet, ha assunto toni durissimi contro il governo in carica: ha accusato il presidente Félix Tshisekedi di aver trasformato il paese in una dittatura personale e lo ha definito “intossicato dal potere illimitato”. A pochi giorni dalla revoca della sua immunità parlamentare da parte del Senato – decisione legata all’ipotesi di sue complicità con il movimento armato M23 – Kabila si è presentato come patriota e “militare pronto al sacrificio supremo”, rilanciando un “patto cittadino” in 12 punti per la riconciliazione e la rinascita nazionale.
Ne abbiamo scritto qui:
Rd Congo, Joseph Kabila rompe il silenzio e attacca il governo dopo la revoca dell’immunità
La notizia del suo ritorno a Goma ha immediatamente attirato l’attenzione della leadership dell’AFC/M23, il cui leader Corneille Nangaa ha celebrato pubblicamente l’arrivo dell’ex capo di Stato, dichiarandolo “benvenuto nella sola parte del paese dove non esistono persecuzioni, tribalismo o repressione politica”. Goma, secondo Nangaa, rappresenta oggi un rifugio per tutti coloro che intendono fare politica lontano dalla “polizia politica” del governo centrale.
1. La Coordination de l'Alliance Fleuve Congo #AFC_M23 se réjouit de l'arrivée de l'ancien Président de la République et Sénateur à vie, monsieur Joseph Kabila Kabange, à Goma, dans son pays, la #RDC.
2. Le retour au pays de ce grand acteur politique est favorablement…
— Corneille Nangaa (@CNangaa) May 26, 2025
Il giornalista Kennedy Wandera, commentando il discorso, ha rilanciato le parole più forti di Kabila: il presidente in carica sarebbe “ubriaco di potere illimitato” e avrebbe ridotto la giustizia a un “strumento di oppressione nelle mani di una dittatura in agonia”. La revoca dell’immunità parlamentare a Kabila da parte del Senato viene da lui interpretata come un atto politico per indebolire l’opposizione, sotto il pretesto di presunti legami con l’M23.
Former #DRC🇨🇩 President Joseph Kabange Kabila calls President Felix Tshisekedi a "dictator", and says Tshisekedi is "intoxicated with unlimited power".
“In record time – six years – we are back at square one: that of a failed, divided, disintegrated state, on the verge of… pic.twitter.com/4i1AhzcL1v
— Kennedy Wandera (@KennedyWandera_) May 26, 2025
Sul fronte opposto, nel frattempo, fonti governative congolesi denunciano che oltre 1.000 soldati delle FARDC (le forze armate regolari) sarebbero stati arruolati con la forza nelle fila dell’alleanza ribelle AFC/M23. Un recente rapporto parlamentare afferma che, dopo la caduta di Goma a gennaio, numerosi militari si sarebbero arresi o rifugiati presso la Monusco (missione ONU), mentre altri, catturati o disarmati, sarebbero stati trasferiti al campo militare di Rumangabo per essere poi reintegrati nelle forze ribelli e inviati al fronte, contro i loro ex compagni d’armi. Tra di loro anche circa 300 membri della Guardia repubblicana, che il rapporto ipotizza possano essere stati deportati in Rwanda. Kigali, da parte sua, nega ogni coinvolgimento, definendo le accuse “dichiarazioni farlocche”.
Il ritorno di Kabila, le dichiarazioni infuocate contro il regime di Tshisekedi, e la saldatura (implicita o esplicita) con le forze ribelli dell’Est pongono nuovi interrogativi sulla tenuta istituzionale della RDC, sempre più divisa tra l’asse di Kinshasa e i territori sotto influenza M23. Lo scontro politico si intreccia a una crisi militare e diplomatica che rischia di far precipitare ulteriormente la regione dei Grandi Laghi nel caos.


