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Speciale RD Congo

RDCongo, la caduta di Goma e l’evacuazione internazionale: cronaca di una notte di paura

La caduta di Goma e l'evacuazione internazionale segnano un momento cruciale nel conflitto della RDCongo, con gravi conseguenze umanitarie e geopolitiche.

Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 2025, la città di Goma, nella regione del Nord Kivu, è caduta nelle mani dei ribelli del Movimento 23 Marzo (M23), segnando un drammatico capitolo nel conflitto della Repubblica Democratica del Congo.

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La notte della caduta di Goma è stata caratterizzata da una crescente tensione, esplosa con l’ultimatum lanciato dall’M23 all’esercito congolese (FARDC). Ai soldati è stato intimato di consegnare le armi e ritirarsi immediatamente per evitare un confronto diretto, mentre i ribelli avanzavano verso il centro della città. L’esercito congolese, in preda al panico e ormai privo di supporto logistico adeguato, ha lasciato le posizioni strategiche, abbandonando di fatto la popolazione civile al proprio destino.

Nelle stesse ore, gli operatori internazionali delle organizzazioni umanitarie sono stati evacuati in tutta fretta. I convogli, organizzati sotto la supervisione della MONUSCO (la Missione delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione nella RDC), si sono diretti verso il confine con il Rwanda. Da lì, sono stati accompagnati a Kigali, dove li attendevano voli speciali per rimpatriarli. La priorità è stata data al personale esposto a maggior rischio, tra cui medici, giornalisti e operatori logistici.

Nel frattempo, l’esercito dell’Uruguay, parte del contingente di caschi blu della MONUSCO, ha pubblicato un comunicato in cui dichiarava la propria neutralità nel conflitto. La missione si è limitata a proteggere i corridoi umanitari e le infrastrutture essenziali, attirandosi però pesanti critiche da parte della popolazione locale, che si aspettava un intervento più incisivo.

Dal canto suo, il governo del Rwanda ha diffuso un comunicato in cui, evitando di assumersi responsabilità dirette riguardo alla caduta di Goma e alle accuse di sostegno all’M23, ha dichiarato di seguire con “estrema preoccupazione” gli sviluppi nella città di congolese, esprimendo il desiderio di vedere una risoluzione pacifica del conflitto. Nel testo, si ribadisce l’impegno del Rwanda per la stabilità regionale, sottolineando che il paese non ha alcun coinvolgimento attivo nelle operazioni militari condotte dall’M23. Il comunicato ha inoltre fatto appello alla comunità internazionale affinché intensifichi gli sforzi diplomatici per risolvere la crisi nella RDC e, al contempo, accusa le autorità congolesi di fomentare l’instabilità nella regione con “retoriche divisive” e di “non affrontare in maniera efficace le questioni alla base del conflitto”. Infine, il Rwanda ha offerto il suo supporto logistico e umanitario per accogliere i profughi che attraversano il confine, assicurando che i campi già presenti nei dintorni di Gisenyi, al confine con Goma, sono stati preparati per far fronte all’afflusso di persone in fuga dai combattimenti.

Questa posizione, tuttavia, non ha convinto molte delle parti coinvolte: il governo congolese ha definito il comunicato “ipocrita”, rinnovando le accuse al Rwanda di sostenere militarmente l’M23 attraverso rifornimenti, reclutamenti e addestramento. Sul piano internazionale, l’atteggiamento del Rwanda è stato interpretato come una mossa per distanziarsi formalmente dal conflitto, evitando sanzioni e ulteriori pressioni diplomatiche.

La presa di Goma da parte dell’M23 ha costretto migliaia di civili a fuggire verso le aree periferiche o i campi profughi allestiti nei dintorni. Le organizzazioni internazionali hanno lanciato un allarme, sottolineando il rischio di una catastrofe umanitaria. Questa crisi riflette la fragilità della situazione politica e militare nella RDC, dove gli equilibri di potere sono influenzati da attori locali e regionali, tra cui Uganda e Rwanda, accusati di sostenere indirettamente il movimento ribelle.

Le prossime ore saranno cruciali per determinare l’evoluzione del conflitto, con il rischio che il Nord Kivu precipiti in una nuova spirale di violenza e instabilità, alimentando una crisi già devastante per la popolazione civile.

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Per approfondire, questi sono i nostri articoli degli ultimi giorni sul deterioramento della situazione nell’est congolese:

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