Almeno un centinaio di persone sono morte nel crollo di una miniera d’oro artigianale a Zamboyé, nella Repubblica Centrafricana occidentale, a poca distanza dal confine con il Camerun. Il bilancio della tragedia avvenuta martedì 18 agosto è ancora provvisorio: mentre proseguono le ricerche dei dispersi, fonti locali parlano di oltre cento vittime.
L’incidente si è verificato intorno alle 14 in un vasto sito aurifero situato a circa 50 chilometri da Baboua e non lontano dalla città camerunese di Garoua-Boulaï. Al momento del cedimento, nell’area lavoravano diverse centinaia di cercatori d’oro, molti dei quali impegnati in attività artigianali o informali.
🔴 107 morts! C'est le bilan ce mardi 18 août à 23h de l'éboulement survenu sur le site aurifère de Zamboi à la frontière Cameroun/RCA d'après le maire de Garoua-Boulaï Amadou Abdon qui fait savoir que c'est le nombre de corps déjà extirpés de la terre.
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Secondo le prime ricostruzioni, una porzione del terreno sarebbe improvvisamente franata, travolgendo numerosi minatori. Il cedimento potrebbe essere stato provocato dal collasso di diverse gallerie sotterranee scavate sotto il sito. Il parquet di Baboua ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per accertare le circostanze dell’incidente.
Il numero esatto delle vittime resta incerto. Il sindaco di Garoua-Boulaï ha riferito di 107 morti, mentre il deputato centrafricano di Baboua, Laurent Ngon Baba, ha invitato alla prudenza, spiegando che non è ancora possibile stabilire un bilancio definitivo. Tra le vittime figurerebbero anche cittadini camerunesi. Diversi feriti e sopravvissuti sono stati trasferiti all’ospedale di Baboua.
Le operazioni di soccorso sono rese difficili dall’isolamento della zona, dalla precarietà delle vie di comunicazione e dall’instabilità della rete telefonica. Autorità camerunesi e centrafricane hanno annunciato una collaborazione per gestire le conseguenze della tragedia e recuperare le persone ancora sepolte.
Zamboyé è considerato uno dei siti minerari più pericolosi dell’area di confine. L’estrazione dell’oro coinvolge popolazioni provenienti da entrambi i Paesi e si svolge in larga parte attraverso attività artigianali e informali, spesso in condizioni di sicurezza estremamente precarie. La presenza contemporanea di piccoli cercatori d’oro e di attività semi-industriali contribuisce inoltre a sottoporre il terreno a una forte pressione.
La stagione delle piogge accresce ulteriormente il rischio di cedimenti. Organizzazioni della società civile e rappresentanti del settore minerario denunciano da tempo la fragilità dei siti e l’insufficienza dei controlli. Secondo Paul Crescent Beninga, segretario generale del Groupe de travail de la société civile centrafricano, l’accesso a Zamboyé avrebbe dovuto essere vietato proprio durante la stagione delle piogge.
⚠️ **𝗚𝗢𝗟𝗗 𝗠𝗜𝗡𝗘 𝗖𝗢𝗟𝗟𝗔𝗣𝗦𝗘 𝗕𝗨𝗥𝗜𝗘𝗦 𝗗𝗢𝗭𝗘𝗡𝗦 𝗢𝗡 𝗖𝗔𝗥-𝗖𝗔𝗠𝗘𝗥𝗢𝗢𝗡 𝗕𝗢𝗥𝗗𝗘𝗥, 𝗠𝗔𝗡𝗬 𝗦𝗧𝗜𝗟𝗟 𝗧𝗥𝗔𝗣𝗣𝗘𝗗
⚰️ A landslide hit the Zamboye artisanal gold mine on Tuesday afternoon, about 50km from Baboua in the Central African Republic, near… pic.twitter.com/uJIbN2UL3a
— Vortex Report (@VortexReportX) August 19, 2026
La tragedia del 18 agosto non è un episodio isolato. A metà giugno, nel sito di Bé-Mbari, nello stesso dipartimento centrafricano di Nana-Mambéré, un altro crollo aveva provocato 62 morti. Gli incidenti nelle miniere artigianali sono frequenti in una regione nella quale l’abbondanza di oro e altre risorse minerarie alimenta un’economia difficile da regolamentare e in parte sottratta al controllo delle istituzioni.
Il disastro di Zamboyé mette così in evidenza una contraddizione che attraversa molte aree minerarie dell’Africa centrale: la ricchezza del sottosuolo rappresenta una fonte essenziale di reddito per migliaia di persone, ma la sua estrazione, quando avviene senza adeguate regole, controlli e misure di sicurezza, può trasformare il lavoro quotidiano in un’attività ad altissimo rischio.


