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Fenomeni sociali e giustizia

Rd Congo, una piccola unione di chiese chiede di abolire la laicità dello Stato

Nella Repubblica Democratica del Congo l’Unione delle Chiese Indipendenti del Congo (UEIC) ha chiesto una modifica costituzionale per eliminare il carattere laico dello Stato e consacrare ufficialmente il Paese a Dio.

Una richiesta che tocca uno dei principi fondamentali dell’ordinamento statale, ma che per il momento sembra provenire da un attore religioso di peso politico ancora incerto. È quanto accaduto nella provincia dell’Haut-Katanga, nel sud della Repubblica Democratica del Congo, dove l’Unione delle Chiese Indipendenti del Congo (UEIC) ha chiesto la modifica dell’articolo 1 della Costituzione per eliminare il carattere laico dello Stato e consacrare ufficialmente il Paese a Dio.

La proposta è stata presentata a Lubumbashi dall’arcivescovo Léonard Matebwe Lambalamba, presidente nazionale dell’organizzazione, nel corso di un incontro con la stampa e con diversi responsabili religiosi. Secondo quanto dichiarato dal leader dell’UEIC, l’iniziativa non sarebbe collegata ai dibattiti politici in corso su eventuali revisioni costituzionali o sulle questioni legate alla durata dei mandati presidenziali, ma avrebbe l’obiettivo di riconoscere formalmente Dio come fondamento della nazione congolese.

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L’arcivescovo ha sostenuto che la laicità dello Stato avrebbe favorito nel tempo un indebolimento dei valori morali, un aumento della criminalità e una progressiva erosione dell’educazione civica e religiosa. Da qui la richiesta di modificare la Carta fondamentale limitatamente al suo primo articolo, mantenendo inalterato il resto dell’impianto costituzionale.

L’UEIC ha inoltre invitato i fedeli delle chiese aderenti a sostenere la proposta. Non è tuttavia chiaro quale sia il peso effettivo dell’organizzazione nel panorama religioso e politico nazionale. La Repubblica Democratica del Congo è infatti uno dei Paesi più religiosi dell’Africa subsahariana, con una popolazione in larga maggioranza cristiana e una presenza storicamente influente delle grandi chiese cattoliche e protestanti, che spesso intervengono anche nel dibattito pubblico.

Proprio per questo motivo la notizia va letta con cautela. Al momento non emergono indicazioni che la richiesta dell’UEIC abbia trovato sostegno da parte delle principali confessioni religiose del Paese né da parte delle istituzioni politiche. Si tratta quindi, almeno per ora, della presa di posizione di una singola organizzazione religiosa, significativa come segnale culturale ma non necessariamente destinata a tradursi in una concreta iniziativa legislativa.

Resta però interessante il tema di fondo: il rapporto tra religione e Stato continua a rappresentare una questione sensibile in molte società africane contemporanee. In contesti segnati da crisi economiche, insicurezza e sfiducia nelle istituzioni, non sono rare le voci che attribuiscono alle radici religiose un possibile ruolo di rigenerazione morale e sociale. La sfida, come spesso accade, consiste nel conciliare queste istanze con il principio della neutralità dello Stato e con il pluralismo delle convinzioni presenti nella società.

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