Dicono che quando Saulo, cioè San Paolo, fu arrestato in Palestina, fu condotto dal governatore romano a Cesarea per essere processato con l’accusa di aver permesso ad alcuni seguaci non ebrei di entrare nel tempio, reato che all’epoca era punibile con la morte. Sembra che l’accordo con Simone, cioè San Pietro, prevedesse proprio questo: San Pietro non parlava le lingue, San Paolo sì, conosceva certamente il greco, forse anche un po’ di latino, ma soprattutto era una persona colta oltre che un soldato, era la persona giusta per portare la parola di Gesù Cristo ai Gentili. San Pietro, invece, da umile pescatore del lago di Tiberiade qual era, era stato “assunto” da Cristo e promosso suo successore per portare la parola al resto della popolazione giudea. L’accordo tra i due era stato semplice: “Io che parlo solo aramaico, cerco di convertire i nostri fratelli giudei al cristianesimo – avrebbe potuto dire Simone a Saulo – tu, visto che conosci le lingue, cerca di convincere i pagani a diventare ebrei e seguaci di Gesù Cristo”. Perciò San Paolo iniziò un tour de force girando per la Siria, l’Asia, che a quel tempo si limitava all’odierna Turchia, e la Grecia dove ottenne un discreto successo nel convertire i pagani. Il problema sorse poi quando questi nuovi cristiani furono portati da lui al tempio. Come osava?! Le gerarchie ebraiche insorsero, come avevano fatto tempo prima con Gesù Cristo, lo condannarono a morte e lo portarono dal governatore romano per la conferma della sentenza, dato che la provincia giudaica era sotto amministrazione romana. Ma Saulo aveva un asso nella manica: quando gli diedero la parola per discolparsi, la tirò fuori: non potete giudicarmi – disse – sono un cittadino romano e mi appello a Cesare! Tutti rimasero senza parole, ma aveva ragione: un cittadino romano non poteva essere giudicato e messo a morte, per giunta sulla croce come si faceva per gli schiavi e i barbari, se si fosse appellato a lui doveva essere giudicato da Cesare e, in caso di condanna, decapitato, poiché la decapitazione era considerata un privilegio, più onorevole e meno atroce della crocifissione.
Fu così che fu imbarcato insieme con altri prigionieri e inviato lungo il Mediterraneo fino a Ostia e poi a Roma, dove rimase agli “arresti domiciliari”, nel rione Regola per circa due anni, durante i quali pare che andasse in visita ad altri giudei emigrati lì residenti appartenenti alla setta cristiana, accompagnato notte e giorno dal suo fedele servitore, che era anche il carceriere, al quale era legato con una sottile catena durante le sue uscite.
Al termine dei due anni di arresto, pare che San Paolo sia stato dichiarato innocente e liberato. Ciò avvenne sotto il regno dell’imperatore Nerone, descritto da molti come folle, eccentrico e sanguinario, ma probabilmente solo a causa di un pregiudizio legato alla sua omosessualità passiva, poiché quella attiva, come sappiamo, era ampiamente tollerata e praticata dagli imperatori prima e dopo di lui. Durante questo periodo, San Paolo trascorse diversi anni viaggiando tra l’Italia e la Grecia, forse la Spagna, visitando diverse comunità e scrivendo le sue famose epistole.
Sappiamo benissimo che la storia non si fa con le ipotesi. Ma qui noi stiamo solo fantasticando. Se Saulo non fosse stato successivamente giustiziato per decapitazione sulla via Laurentina, nella zona delle Tre Fontane, oggi probabilmente non avremmo una delle più belle basiliche papali: San Paolo fuori le Mura, costruita sul luogo della sua sepoltura.
Abbiamo prove storiche dei suoi viaggi e della sua presenza a Roma. Sappiamo per certo che Paolo era a Roma e sappiamo anche il motivo: a causa del precedente accordo stipulato con Simone, Saulo doveva portare il verbo in tutto il mondo romano che era bilingue parlando greco e latino, quindi anche a Roma, dove si sentiva a casa.
Ma cosa ci faceva Simone, o Pietro, a Roma, lui che non capiva nulla di latino e greco, essendo un pescatore analfabeta che parlava solo aramaico, pur essendo il successore di Cristo, incaricato di fondare la sua chiesa a Gerusalemme?
Questo rimane del tutto incomprensibile. Un mistero che non svelato da nessun documento storico né diretto né indiretto, al quale solo i credenti sono tenuti a credere. Qualcuno un po’ sospettoso potrebbe pensare che la presenza di Pietro a Roma fosse una “forzatura” dettata da ragioni politiche.
Come forzato fu il dono di Costantino a Papa Silvestro con il quale la Chiesa di Roma otteneva una serie di privilegi territoriali e soprattutto la legittimazione e protezione imperiale. Come forzata fu la nomina di Carlo Magno a imperatore dei Romani da parte di Leone III con la quale in cambio il papa otteneva il riconoscimento del cattolicesimo come religione di stato.
Se non ci fossero state queste forzature, ma soprattutto la prima, Pietro non sarebbe stato crocifisso a testa in giù nel Circo di Nerone in Vaticano, non sarebbe stato sepolto lì vicino, nel cimitero pagano a lato della via trionfale, non sarebbe stata costruita la basilica costantiniana e poi quella attuale al suo posto. Ma soprattutto, la Città del Vaticano, la sede del papato non sarebbe Roma ma Gerusalemme. Insomma, sempre fantasticando, oggi noi a Gerusalemme forse avremmo uno stato cristiano, come il Vaticano a Roma o forse più grande, forse non avremmo nemmeno lo Stato di Israele, se tutti gli ebrei si fossero convertiti al cristianesimo, e forse non avremmo nemmeno la diaspora ebraica, e quindi nemmeno il sionismo, e quindi nemmeno il disaccordo tra ebrei e musulmani, perché la Palestina sarebbe stata uno stato cristiano e nient’altro.
Incredibile? Certo, non ci crediamo, stiamo solo fantasticando. Pensate che non sia normale farlo?
Perché secondo voi è normale avere su questa terra, che nessuno sa come chiamare, alcuni la chiamano Palestina, altri la chiamano Israele, altri ancora Terra Santa, ma a me sembra una terra che ha poco di santo e molto di blasfemo, di sangue versato inutilmente, come lo è tutto il sangue umano versato, specie se è di bambini, che come tali sono i bambini di tutti, anche miei e vostri; terra di orrore, di persone che si massacrano a vicenda, gli uni con gli altri pensando che la propria religione sia superiore a quella degli altri, o credendo di avere il diritto, prima degli altri, di stare su quella terra dove sono stati insieme agli altri per secoli. Più che una terra santa mi sembra una terra infernale!
Pensate invece se ci fosse stato il papato di un San Pietro che fosse restato lì senza venire a fare non si sa cosa a Roma, la nuova babilonia per i cristiani di allora, dove già c’era San Paolo a svolgere egregiamente il proprio compito. I papi, principi di pace, non avrebbero dovuto portare a Gerusalemme le loro crociate nell’intento di riconquistarla inutilmente con enorme dispendio di sangue proprio e altrui, le basiliche del Santo Salvatore, di San Pietro, San Paolo e Santa Maria Maggiore non sarebbero state costruite a Roma ma lì a Gerusalemme e oggi, il nostro beneamato papa Francesco sarebbe stato sepolto lì, ma senza essersi sgolato e ammalato a causa di ciò per giorni, mesi e anni chiedendo inascoltato la Pace a persone insensibili che si massacrano a vicenda, uccidendo vecchi, donne e bambini in misura industriale da più di 100 anni avanzando sempre scusanti cui non crede più nessuno, se non i pasdaran delle opposte fazioni.
Un massacro che si svolge nell’indifferenza di tutti quelli che a parole dicono di volere la pace ma, di fatto, continuano a rifornire di armi e capitali le opposte fazioni, invece di isolarle e metterle, disarmate, in ginocchio di fronte alle loro responsabilità.


