Da un po’ di tempo nei social media russi appaiono annunci pubblicitari come quello riprodotto nella foto qui sotto:

In esso un’agenzia che sembra privata, ma che in realtà è un’emanazione del regime dittatoriale putiniano, la ZAM (Agenzia Centrale per la Migrazione), propone un contratto per ottenere la cittadinanza russa offrendo: “Consulenza gratuita per ottenere l’ingresso o il rimpatrio entro 3-6 mesi dalla domanda, nessun obbligo di risiedere in Russia, la garanzia di ottenere l’approvazione con esito positivo nel 99% dei casi”. Quale magnanimità!
L’offerta è rivolta a uomini e donne, single e famiglie di tutto il mondo, ma specificamente ai residenti in Italia, come il caso della foto qui riprodotta che dice testualmente: ”Cittadinanza della Federazione Russa senza rinunciare alla cittadinanza italiana”.
Cliccando il pulsante si ottengono maggiori informazioni: si parla di cittadini italiani russofoni, di seconda cittadinanza senza alcuna restrizione. Tutto garantito da un contratto scritto: e noi sappiamo molto bene quale ferrea e affidabile garanzia offre la Federazione Russa di Putin nel rispetto dei patti! Inserendo i dati di contatto si è richiamati e s’inizia la trafila per l’ottenimento della cittadinanza.
Chi sono i candidati possibili? Coloro che personalmente, o assieme ai propri genitori, sono nati o hanno vissuto nella Russia federale o in quella sovietica (che poi sono sempre la stessa cosa, è cambiato solo il nome ma i metodi come noi ben sappiamo sono sempre gli stessi). Sono candidati possibili anche coloro i cui antenati siano nati o vissuti nella Russia federale o sovietica. E anche quelli che non ci sono nati o vissuti, ma che nella Russia federale hanno propri parenti, o genitori ancora residenti. Infine, perché no, sono candidati anche quelli che non appartengono a nessuna di queste categorie, ma che hanno una voglia matta di diventare pecore del capobastone putiniano.
Ovviamente, dopo che uno è sceso a compromessi con la propria libertà non può rifiutarsi di sottoporsi a tutte le domande successive, che serviranno al FSB (cioè il KGB con un nome più presentabile, ma con gli stessi metodi) a insinuarsi in tutte le cose private e pubbliche che lo riguardano: cittadinanza, membri che compongono la famiglia, parentela, età, residenza, occupazione, indirizzo del datore di lavoro, eccetera, eccetera. E naturalmente cliccando su “invia” si accettano tutte le condizioni palesi e occulte del contratto, compreso il trattamento dei dati personali e loro trasmissione agli uffici statali non meglio specificati. Insomma si mette la testa nella bocca del leone.
A questo punto la questione di fondo che uno si pone è: per quale motivo la grande Federazione Russa composta da oltre 140 milioni di abitanti e formata da tante etnie e repubbliche diverse, una potenza mondiale di tutto rispetto, si mette a pubblicare questo tipo di annunci come se si trattasse di una piccola o media impresa, disperatamente a corto di personale?
Ovviamente, prima di tutto uno ipotizza che la Federazione lo faccia perché si sente svantaggiata proprio per la sua scarsità demografica nel confronto con gli altri grandi paesi come gli Stati Uniti e la Cina, cioè nazioni territorialmente meno estese che tuttavia dispongono di molti più abitanti. Sicuramente, tuttavia, le ragioni non sono solo queste, ce ne devono essere di altre ben più importanti. Di tipo difensivo o aggressivo. Proviamo a ipotizzarle.
Il riequilibrio del rapporto territorio/popolazione lo attribuirei ai motivi difensivi, e aggiungerei tra questi anche il reinserimento dei giovani istruiti fuggiti all’estero a causa della mobilitazione per la guerra in Ucraina.
Tra le forme aggressive, considererei la sottrazione dei giovani istruiti a un paese occidentale come guerra non convenzionale attraverso la quale si mira a impoverirne le capacità: di produzione, crescita economica, sviluppo di nuove tecnologie, ecc.
Lasciando da parte le forme della seconda categoria che meritano un approfondimento a parte, il fattore scatenante della prima categoria di ragioni è il declino demografico che in Russia negli ultimi anni è diventato evidente. Ma c’è da aggiungere anche il fallimento del programma di formazione e istruzione secondaria specializzata, che ha portato all’emergere di una gran fetta della popolazione avente insufficiente istruzione generale e professionale, il che ha determinato per conseguenza un gran numero di posti vacanti nei servizi manifatturieri.
Fino a poco fa la Federazione Russa si limitava a facilitare l’immigrazione di basso livello dai i paesi vicini più piccoli aventi economia debole e alta disoccupazione, cioè popolazione che non riesce a trovare un buon posto di lavoro in patria. Questi nuovi arrivati presentavano il vantaggio di poter già parlare la lingua, sebbene in modo imperfetto, di accontentarsi di stipendi da fame e di accettare lavori che i cittadini russi rifiutavano per motivi di repulsione o superiorità. Tra questi, la maggior parte erano individui provenienti da paesi dell’Asia centrale che si dibattevano nella povertà. Con questo sistema la Russia si assicurava manodopera facilmente disponibile e a basso costo. Esistevano tuttavia delle controindicazioni: questa immigrazione poteva costituire anche manovalanza per il terrorismo, come si è visto nel marzo 2024 nel caso della tragedia presso la “Crocus City Hall”, quando immigrati dal Tagikistan causarono un massacro (sicuramente comunque inferiore a quelli commessi e ripetuti dai russi, in Cecenia prima e in Ucraina oggi) uccidendo centinaia di persone, comprese donne e bambini. Inoltre, potevano veicolare armi e droga, beni che in quei paesi non scarseggiano.
Invece, mediante questa nuova iniziativa pubblicitaria, Putin non intende più accontentarsi di manodopera di basso livello: vuole attirare un’immigrazione professionale.
Innanzi tutto, rivogliono indietro tutti quei giovani istruiti che hanno lasciato la Russia! 10-20 anni fa molti russi sono emigrati nei paesi occidentali, soprattutto in Canada, negli Stati Uniti o in Europa: questi erano tutti professionisti con ottimi titoli di studio e avevano finito per servire altri paesi e pagarvi le tasse! Putin, che allora non fu abbastanza abile da trattenerli, è semplicemente furioso per questo e li rivorrebbe indietro! Egli persegue l’improbabile sogno di vedere questa gente, che ormai si è sistemata in paesi ben più attraenti della Russia per una serie di ragioni, non solo economiche (libertà di parola, democrazia, rispetto della vita umana, ecc.) tornare in Russia e pagarvi le tasse, così che Putin possa coprire le proprie ingenti spese militari, quelle spese che sono la vera causa per cui le pensioni mensili dei russi sono addirittura un decimo di quelle occidentali – a loro insaputa però, perché in Russia il confronto è totalmente assente.
Secondariamente, Putin vuole appropriarsi di tutti quei figli bilingui, nati da genitori russi o misti che, che in famiglia hanno imparato il russo e nello stato occidentale ospitante hanno ricevuto una buona formazione: con ciò ottenendo il vantaggio secondario (se non primario) di depauperare il paese che li ha formati mediante un non indifferente dispendio di risorse pubbliche.
Ma ci sono altre ragioni. La Russia è in grossi guai. Non solo vede la sua popolazione invecchiare senza ricambio, ma teme anche l’invasione cinese: oggi come oggi, la Siberia è quasi totalmente colonizzata dai cinesi. Si tratta di un’emergenza senza precedenti: i russi come i giapponesi e gli italiani non fanno più figli, ma a differentemente da loro, i russi dispongono di un grande territorio pressoché disabitato per migliaia di chilometri a contatto con la Cina. Si tratta della Siberia, una terra dotata di grandi risorse naturali e anche di una enorme capacità di assorbimento demografico. Le sue piccole e distanti città (così come quelle del resto della Federazione Russa), stanno letteralmente morendo per lo spopolamento. Al di là dei sorrisi e degli abbracci tra Putin e Xi Jinping, tra di loro c’è in corso una subdola guerra d’invasione a cui Putin non può reagire, per lui si tratta di un’emergenza catastrofica che deve risolvere senza inimicarsi il suo principale alleato, con cui, oggi come oggi, a causa della guerra in Ucraina è legato mani e piedi e non può reagire sul campo. Ecco perché Putin deve correre ai ripari in altro modo e aumentare assolutamente la popolazione attraverso l’elargizione della cittadinanza ai russi e ai russofoni provenienti dai paesi occidentali e bilanciare l’invasione cinese.
Un’invasione che non è solo demografica: in Russia ormai tutto ciò che un tempo arrivava dall’Occidente oggi arriva dalla Cina: il traffico di macchine è praticamente fatto di automobili cinesi, gli elettrodomestici pure, per non parlare del cibo.
All’esuberanza cinese si contrappone la rassegnazione russa. Chi si reca in Russia, nelle piccole città, nei villaggi delle sterminate campagne, si rende conto con sgomento in che stato di abbandono oggi si trovino, la vera Russia non è Mosca o San Pietroburgo, o le città del Cerchio d’Oro: nel resto della Russia nulla è cambiato dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, forse è peggiorato. Gli orgogliosi governanti che marciano nello sfarzo del Cremlino, gli eredi della Grande Guerra Patriottica non si sono dimostrati minimamente patriottici verso i propri stessi concittadini; non hanno portato loro quel benessere che hanno riservato a se stessi e alla propria nomenclatura plaudente e ai propri oligarchi che nuotano nell’oro. Tutto è fatiscente: case vecchie, strade sterrate o inesistenti. In Occidente se si va in una piccola città, diciamo di cinquemila abitanti, ci sono strade pavimentate, negozi, infrastrutture funzionanti e tutto il necessario per vivere, con un paesaggio piacevole, immerso nella natura che si tende a preservare. In Russia è uno sfacelo, in casa si sta senza acqua corrente, senza servizi igienici (si condivide con altre famiglie il water a fossa nel cortile, in estate e in inverno con la neve), senza gas! Incredibile per un paese che esporta gas all’estero con enormi gasdotti introitando enormi profitti.
Come fanno i russi a sopportare tutto questo senza ribellarsi? Lo sopportano perché non ne sono consapevoli, e in ogni caso, anche se lo sapessero sono atavicamente abituati a sottomettersi senza protestare, zombificati come sono dall’indottrinamento a senso unico dei media di regime.
E non potendo protestare contro il governo, se la prendono fra di loro alla grande, ma soprattutto con gli immigrati! Gli danneggiano o gli incendiano case e automobili. Non se la prendono con il governo che ha causato loro tutto questo (e ciclicamente gli sottrae anche i figli per mandarli in guerra a farsi uccidere e mutilare). Odiano invece gli altri poveri sfigati, vittime del governo come loro. E questo capita non solo in provincia ma anche nelle grandi città.
Come fanno ad andare avanti così? Semplice. Si danno alla bottiglia, bevono e per un po’ non ci pensano, come i loro genitori facevano durante l’Unione Sovietica e probabilmente anche i servi della gleba sotto lo zarismo. E quelli che li frequentano o che vanno ad abitare in quelle lande abbandonate sono psicologicamente obbligati a uniformarsi, a diventare come loro, pena l’ostracismo sociale. Solo nelle grandi città le persone sono un po’ più educate e gentili, ma anche lì, gli estranei, gli immigrati sono messi sotto osservazione e sentono su di se gli sguardi e gli atteggiamenti di disapprovazione dei residenti.
Un conoscente che era andato a lavorare in una città come Volgograd, nell’estremo oriente della Russia, e che prima sembrava fosse astemio, è stato costretto ad adeguarsi e oggi beve vodka come se fosse acqua! In Russia in certi posti se vuoi vivere ti devi integrare, altrimenti scoppi.
Tutto questo accade in luoghi distanti e separati fra di loro, senza che di ciò se ne parli apertamente pur essendo un atteggiamento di massa di tutta la popolazione. Perché? Perché non esiste una consapevolezza ufficiale e collettiva del fenomeno, pur se tutti lo sanno. Le notizie sono e restano locali e vengono trasmesse oralmente, perché in Russia i media liberi sono stati totalmente azzerati e imbavagliati dall’intimidimento mafioso statale, e quelli asserviti al regime parlano di tutt’altro, solo argomenti frivoli e inutili: moda, cucina, vacanze, gossip e sesso soft, tanto sesso soft dappertutto, specialmente con immagini giovani e accattivanti, club e siti per scambisti, eccetera. Tutti hanno imparato a disinteressarsi della politica, è roba che lasciano volentieri ai pochi che sono disposti a sfidare il governo e a rimetterci le penne, come Alexei Anatolievich Navalny. Perché tanto non cambierebbe nulla, perché non si può rischiare di perdere il lavoro, la tranquillità, la vita.
Mentre nei villaggi, in Siberia, gli anziani pensano in questo modo ai fatti loro, abituati come sono a piangere in privato e a sottomettersi, a Mosca e San Pietroburgo, chi ha la fortuna di risiederci (senza essere rispedito alla provincia di provenienza), sempre facendosi i fatti propri come gli altri, ha tutto ciò che gli serve e può anche pensare al superfluo: chi abita in città può vivere tranquillamente alle spalle del resto del paese e nessuno se ne meraviglia o se ne lamenta.
Nulla cambierà finché la gente in generale, in tutto il paese, soprattutto nelle grandi città, non sarà anch’essa colpita dal problema.
Gli immigrati di alto livello, se vorranno prendere la cittadinanza, lo faranno per vivere a Mosca e solo per lavori ben pagati o aziende di grande prestigio, che comunque sono in numero molto limitato.
Ma dovranno stare attenti, perché la Russia è da sempre un paese razzista e la situazione sta peggiorando con il passare del tempo. Una coppia di amici con lauree di prestigio (marito russo e moglie kazaka) che è andata a lavorare e vivere a San Pietroburgo ha passato un brutto quarto d’ora e ancora ne porta le conseguenze psicologiche: a causa del viso asiatico della donna, un giorno qualcuno senza motivo le ha sputato addosso in pubblico! E il marito non ha potuto fare niente perché la polizia è più razzista della gente comune. Inoltre, dato che dall’aspetto somiglia a un turco, ogni volta che esce in strada la polizia lo ferma per controllargli i documenti! Quando esce già sa che si può aspettare di tutto! Quindi se gli capita qualche angheria deve subire e fare finta di niente.
Per ora è impossibile dire se la popolazione delle grandi città, di fronte al previsto afflusso di nuovi cittadini provenienti dall’estero incrementerà il proprio razzismo e la propria avversione verso gli stranieri temendo che la politica migratoria del governo favorendo i nuovi arrivati metta a rischio i propri privilegi. Ma c’è da aspettarselo, e le conseguenze come al solito saranno individuali, non proteste di massa contro il governo.
In ogni caso questi stranieri non saranno molti. Escludendo gli uomini, che non aderiranno all’offerta per paura della mobilitazione, non si crede che molte giovani donne siano disposte a emigrare per vivere da sole a Mosca o San Pietroburgo.
Ieri la televisione russa ha annunciato che 1 milione e 200 mila ucraini sono morti a causa della guerra, senza considerare tutti i feriti e gli amputati non più in grado di lavorare. Probabilmente le cifre sono esagerate, ma per quanto riguarda la Russia esse saranno più o meno le stesse, se non maggiori, con famiglie oggi private della loro unica fonte di sostentamento e ridotte a ricorrere a un’assistenza sociale che in Russia è concettualmente e praticamente inesistente. Tutta questa forza lavoro dovrà in un modo o nell’altro essere rimpiazzata, e tutte queste famiglie assistite, sia nei piccoli centri sia nelle grandi città.
E questo fenomeno si va a sommare da un lato all’endemica scarsità di manodopera a basso costo per le fabbriche di periferia e dall’altro di personale qualificato per la burocrazia di città. Un puzzle inestricabile per Putin in questo momento di crisi, che si assomma e gira intorno al preesistente grosso problema del ricambio generazionale, tenuto conto della massa di pensionati via via usciti dal mondo del lavoro e non sostituiti nelle loro funzioni: un punto che è e sarà cruciale per Putin nel prossimo futuro e che pesa assieme alle sanzioni e all’invasione cinese sulla sua capacità di portare avanti la guerra all’infinito.


