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Speciale RD Congo

Rwanda, tensione diplomatica e sanzioni: l’UE colpisce, Kigali risponde con rabbia

L’Unione Europea sanziona il Rwanda per il sostegno ai ribelli M23, mentre Kigali reagisce con minacce contro il G7. Tensioni crescenti nella RDC e rischio di escalation del conflitto.

Le tensioni tra l’Unione Europea e il Rwanda si intensificano, perché oggi – lunedi 17 marzo – ci sarà la votazione delle sanzioni contro Kigali per il suo presunto sostegno ai ribelli dell’M23 nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Nel frattempo, il governo rwandese reagisce con fermezza, criticando le decisioni dei Paesi del G7 e minacciando a sua volta ritorsioni diplomatiche.

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Oggi, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea voteranno su una lista di sanzioni contro nove o dieci funzionari rwandesi, accusati di sostenere le attività dell’M23 nell’est della RDC. Dopo settimane di critiche, due giorni fa il ministro degli Esteri lussemburghese Xavier Bettel ha chiarito che non ha mai posto un veto sulle sanzioni, ma aveva chiesto di attendere gli sviluppi della mediazione africana prima di procedere con misure punitive. Ora, però, il Lussemburgo si allinea con gli altri Paesi europei e sostiene l’adozione delle sanzioni, affermando che la sua decisione è basata su una lista dettagliata di nomi coinvolti nel conflitto.

La svolta lussemburghese arriva dopo forti pressioni da parte della comunità internazionale e delle ONG, che hanno accusato il Granducato di isolarsi su questa delicata questione. Il deputato Sam Tanson ha sottolineato il ritardo con cui il governo ha chiarito la sua posizione, mentre altri parlamentari hanno evidenziato l’importanza di rispettare il diritto internazionale e la sovranità della RDC.

L’Unione Europea segue l’esempio degli Stati Uniti, che hanno già imposto restrizioni finanziarie a esponenti rwandesi, tra cui il ministro James Kabarebe e il portavoce dell’M23, Lawrence Kanyuka. Secondo fonti diplomatiche, l’UE ha già sospeso i colloqui sulla difesa con il Rwanda e sta rivedendo gli accordi commerciali sui materiali critici, nel tentativo di esercitare pressione su Kigali.

La crisi umanitaria nella regione è drammatica: dal gennaio 2024, almeno 7.000 persone sono morte e oltre 600.000 sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa degli scontri tra l’M23 e l’esercito congolese. I ribelli, con il presunto sostegno di Kigali, hanno conquistato le città strategiche di Goma e Bukavu, aumentando il rischio di un’escalation simile alla Seconda Guerra del Congo (1998-2003).

Di fronte a queste accuse, il governo rwandese respinge ogni responsabilità e denuncia il fatto che le preoccupazioni sulla propria sicurezza siano ignorate dalla comunità internazionale. Il ministro degli Esteri rwandese, Amb. Olivier Nduhungirehe, ha criticato le decisioni del G7, accusando i Paesi occidentali di trascurare le minacce rappresentate dai gruppi armati hutu presenti in Congo, storicamente ostili a Kigali. In un messaggio diffuso sui social media, il Rwanda ha annunciato che prenderà provvedimenti contro il G7 in risposta alle loro politiche.

Il Belgio è tra i principali promotori delle sanzioni contro il Rwanda e ha proposto ulteriori misure come il blocco degli accordi minerari, la sospensione degli aiuti allo sviluppo e la riduzione del supporto alle missioni di peacekeeping rwandesi in Mozambico. La pressione su Kigali arriva anche da organizzazioni regionali come la Comunità di sviluppo dell’Africa australe (SADC) e la Comunità dell’Africa orientale (EAC), che stanno conducendo negoziati di pace a Luanda e Nairobi.

Vital Kamerhe, presidente dell’Assemblea nazionale della RDC, ha accolto con favore le sanzioni internazionali contro il Rwanda, definendole un passo avanti nella ricerca della verità sul conflitto. Ha inoltre elogiato la risoluzione 2773 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, proposta dalla Francia, che designa ufficialmente il Rwanda come una forza di aggressione nella RDC.

Con il voto sulle sanzioni di oggi, la crisi diplomatica tra il Rwanda e l’Occidente si approfondisce. Da un lato, l’UE e gli Stati Uniti intensificano la pressione su Kigali per interrompere il presunto sostegno ai ribelli dell’M23, mentre il Rwanda si difende, accusando l’Occidente di ignorare le sue preoccupazioni di sicurezza.

Il conflitto nell’est della RDC continua a mietere vittime e a destabilizzare la regione, alimentando il timore di una guerra più ampia. La comunità internazionale è chiamata a trovare una soluzione diplomatica che garantisca la pace e il rispetto della sovranità congolese, ma le tensioni attuali lasciano presagire una lunga e difficile mediazione.

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