NY – L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha intensificato la sua controversa manovra sul sistema giudiziario dell’immigrazione, licenziando almeno sette giudici a New York City. La notizia, confermata dalla National Association of Immigration Judges (Associazione Nazionale dei Giudici per l’Immigrazione), evidenzia una profonda crisi di personale. I giudici operavano presso il 26 Federal Plaza, un sito nevralgico che ospita anche l’ufficio dell’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) ed è un punto focale per gli arresti di migranti.
Secondo l’American Immigration Lawyers Association, dall’insediamento di Trump a gennaio, più di 100 giudici per l’immigrazione su circa 700 sono stati licenziati o allontanati. Questa drastica riduzione sta mettendo in ginocchio i tribunali, che devono gestire un carico di lavoro in aumento a causa della politica di intensificazione degli arresti e delle deportazioni promossa dall’amministrazione. La base legale dei licenziamenti è che i giudici per l’immigrazione fanno capo all’Executive Office for Immigration Review del Dipartimento di Giustizia e non al sistema giudiziario federale. L’amministrazione sostiene che il Presidente e il Procuratore Generale Pam Bondi abbiano il diritto costituzionale di rimuovere questi giudici in quanto “funzionari inferiori”.
Il Dipartimento di Giustizia ha mantenuto il silenzio, rifiutando di commentare le “questioni relative al personale”. Questi licenziamenti non sono isolati, ma ci sono stati episodi precedenti. Già il mese scorso, l’amministrazione aveva licenziato cinque giudici a San Francisco, uno a New York City e uno a Boston. La politica aggressiva sui licenziamenti sta generando cause legali. Lunedì, un ex giudice per l’immigrazione in Ohio, licenziata a febbraio, ha intentato una causa, sostenendo di essere stata ingiustamente terminata a causa del suo sesso, della sua origine nazionale e della sua affiliazione politica.
Questi eventi si inseriscono in un più ampio schema di scontro tra l’Esecutivo e il Giudiziario. Diversi report recenti indicano una continua tensione e la sospensione di decreti. Giudici federali hanno recentemente bloccato o sospeso diverse iniziative chiave dell’amministrazione Trump, tra cui i tentativi di revocare lo ius soli e di annullare lo status legale di centinaia di migliaia di immigrati provenienti da Venezuela, Cuba, Nicaragua e Haiti.
Il conflitto sui poteri esecutivi è spesso finito dinanzi alla Corte Suprema, che in alcune occasioni ha limitato il potere dei giudici federali inferiori di emanare ordini di sospensione di portata nazionale (universal injunctions). Tuttavia, la Corte ha anche dato “mano libera sui licenziamenti” in alcuni contesti, rendendo il ruolo dei magistrati l’unico vero freno all’espansione dei poteri del presidente.
La situazione dipinge un quadro di continua tensione e incertezza nel sistema di immigrazione statunitense, con l’amministrazione che cerca di rimodellare l’apparato giudiziario in linea con la sua agenda politica.


