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Diritti umani

Senegal, 71 uomini rinviati a giudizio per omosessualità dopo l’inasprimento della legge

In Senegal 71 uomini saranno processati con l'accusa di "atti contro natura" e associazione a delinquere, mentre prosegue la stretta giudiziaria contro le persone LGBT+ dopo il recente inasprimento della normativa.

La giustizia senegalese ha disposto il rinvio a giudizio di 71 uomini arrestati nei mesi scorsi nell’ambito di un’ampia operazione di polizia contro presunti atti di omosessualità. Il processo si terrà presso il tribunale di Pikine-Guédiawaye, nella periferia di Dakar, dove gli imputati dovranno rispondere delle accuse di “atti contro natura” e “associazione a delinquere”.

L’inchiesta aveva inizialmente coinvolto 99 persone. Per 28 di loro è stato disposto il proscioglimento totale, mentre sono cadute le accuse più gravi, tra cui quelle di aver messo in pericolo la vita altrui e di trasmissione volontaria dell’HIV, ritenute prive di elementi sufficienti. Tuttavia, la procura ha impugnato alcune delle decisioni di archiviazione.

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Tra le persone inizialmente coinvolte figura anche un cittadino francese detenuto a Dakar dal mese di febbraio, il cui proscioglimento è stato contestato dall’accusa.

Il procedimento si inserisce in un più ampio giro di vite avviato dopo la riforma legislativa approvata nel marzo scorso, che ha rafforzato le sanzioni penali contro i rapporti tra persone dello stesso sesso, prevedendo pene fino a dieci anni di reclusione. Da allora, secondo l’associazione STOP Homophobie, sono state arrestate oltre cento persone per presunta omosessualità, soprattutto nell’area di Dakar.

La repressione non riguarda soltanto gli uomini. Alla fine di luglio sono state arrestate anche otto donne nell’ambito di un procedimento analogo, sempre con accuse riconducibili agli “atti contro natura”. Secondo quanto riferito dall’associazione, l’identificazione di alcune persone sarebbe avvenuta anche attraverso l’analisi dei dati contenuti nei telefoni sequestrati durante le indagini.

STOP Homophobie, che segue diversi dei casi giudiziari, sostiene che il nuovo quadro normativo stia producendo un aumento di arresti, detenzioni e procedimenti penali fondati sull’orientamento sessuale reale o presunto delle persone coinvolte. L’organizzazione ha inoltre avviato una raccolta fondi per finanziare assistenza legale, alloggi d’emergenza e altre forme di sostegno alle persone LGBT+ ritenute maggiormente esposte ai rischi.

Il caso richiama l’attenzione sul tema della criminalizzazione dell’omosessualità, ancora prevista dalla legislazione di numerosi Paesi africani, nonostante i ripetuti appelli delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali per l’abrogazione delle norme considerate discriminatorie.

Secondo le organizzazioni che monitorano la situazione, l’evoluzione di questi procedimenti sarà un banco di prova per verificare le garanzie processuali offerte agli imputati e l’impatto concreto della recente stretta legislativa sui diritti delle persone LGBT+ nel Paese.

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