Tre opinionisti vicini al Pastef, il partito attualmente al governo in Senegal, sono stati arrestati e posti in custodia cautelare nell’ambito di un procedimento giudiziario che ha immediatamente acceso il dibattito sulla libertà di stampa e sui limiti del reato di offesa al capo dello Stato.
I tre, Mandoumbé Diop (conosciuto come Lamignou Darou), Magueye Diaw (Oustaz Thiep) e Moustapha Ndiaye (Ndiaye Touba), sono stati fermati il 27 luglio dalla Divisione speciale per la cybersicurezza all’interno della redazione del media online Feeñal Digital, considerato vicino al Pastef. Dopo alcuni giorni di custodia, il 30 luglio è stato disposto nei loro confronti il mandato di deposito in vista del processo, fissato per lunedì.
L’inchiesta nasce da un video pubblicato su TikTok durante il Magal di Mbacké Bari. Secondo l’accusa, i tre avrebbero pronunciato invocazioni affinché si abbattessero morte, paralisi o ictus contro “colui che ha tradito il progetto del Pastef”. Pur senza citare esplicitamente il presidente Bassirou Diomaye Faye, gli investigatori ritengono che il riferimento fosse rivolto al capo dello Stato. Oltre all’offesa al presidente, vengono contestati anche discorsi ritenuti contrari al buon costume.
La difesa respinge questa interpretazione. L’avvocata Aby Nar Ndiaye sostiene che nelle dichiarazioni dei suoi assistiti non vi fosse alcun riferimento diretto al presidente della Repubblica e che, di conseguenza, la misura cautelare sarebbe ingiustificata.
Le modalità dell’arresto hanno suscitato una dura reazione del Syndicat des professionnels de l’information et de la communication (Synpics), il principale sindacato dei professionisti dell’informazione senegalesi. L’organizzazione ha criticato l’intervento delle forze di sicurezza all’interno della sede della testata giornalistica, definendolo un atto lesivo della libertà di stampa e dell’autonomia delle redazioni.
Anche l’organizzazione internazionale Article 19 è intervenuta nel caso, chiedendo l’abrogazione delle norme del Codice penale che prevedono il reato di offesa al capo dello Stato, ritenute incompatibili con una piena tutela della libertà di espressione.
Le critiche non arrivano soltanto dalla società civile. Abass Fall, sindaco di Dakar e membro dello stesso Pastef, ha espresso pubblicamente la propria contrarietà agli arresti, rivolgendo un appello al presidente Bassirou Diomaye Faye e ai ministri della Giustizia e dell’Interno affinché venga garantito il rispetto delle libertà fondamentali.
Il procedimento giudiziario assume così un valore che va oltre il destino dei tre imputati. In un Paese che negli ultimi anni è stato spesso indicato come uno degli esempi più stabili dell’Africa occidentale, il caso riporta al centro una questione ricorrente nelle democrazie contemporanee: il difficile equilibrio tra la tutela delle istituzioni, la repressione dei discorsi ritenuti offensivi e il diritto alla libera espressione, soprattutto quando il confronto politico si sposta sulle piattaforme digitali.


