Il Senegal è alle prese con un’epidemia di difterite che ha ormai raggiunto undici delle quattordici regioni del Paese. Secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie, al 16 settembre sono stati registrati 76 casi e nove decessi, mentre 249 persone sono considerate casi sospetti. La risposta sanitaria punta soprattutto sulla diagnosi precoce e sulla vaccinazione.
Il primo caso è stato individuato il 30 luglio nella regione di Kédougou, nell’estremo sud-est del Senegal, vicino ai confini con Mali e Guinea. La posizione geografica del primo focolaio ha portato a considerare l’ipotesi di una circolazione transfrontaliera della malattia, in un contesto regionale nel quale casi di difterite sono stati segnalati dal 2025 anche in Mali, Mauritania e Guinea.
Dopo Kédougou, l’attenzione si è spostata in particolare su Dakar e Thiès, due delle aree più densamente popolate del Paese. La diffusione in contesti urbani aumenta la necessità di individuare rapidamente i casi e interrompere le catene di trasmissione.
La difterite è un’infezione batterica contagiosa che colpisce soprattutto le vie respiratorie e può provocare complicazioni gravi, fino alla morte. Esiste tuttavia un vaccino efficace e, se riconosciuta tempestivamente, la malattia può essere trattata. Per questo le autorità senegalesi invitano la popolazione a rivolgersi rapidamente a un medico in presenza di sintomi come febbre e mal di gola.
In Senegal la copertura vaccinale indicata è dell’88%, un livello relativamente elevato che lascia però una quota della popolazione non immunizzata. Sono soprattutto i bambini non vaccinati a essere esposti al rischio di contrarre la malattia e di svilupparne le forme più gravi.
L’epidemia mette così in evidenza un problema che non riguarda soltanto la disponibilità dei vaccini, ma anche la capacità dei sistemi sanitari di raggiungere in modo uniforme territori e popolazioni differenti. Una copertura nazionale elevata può infatti convivere con sacche locali di vulnerabilità, nelle quali un agente infettivo trova spazio per tornare a circolare.
Jean-Pierre Diallo, responsabile del coordinamento della risposta alla difterite presso il ministero della Salute, ha definito quella appena iniziata una «maratona sanitaria». L’espressione restituisce la dimensione della sfida: non soltanto contenere i focolai già individuati, ma rafforzare sorveglianza, vaccinazione e accesso tempestivo alle cure.
La dimensione transfrontaliera aggiunge un ulteriore elemento. Le malattie infettive seguono gli spostamenti delle persone e attraversano confini amministrativi che non coincidono con quelli epidemiologici. Il caso senegalese ricorda così quanto la prevenzione dipenda anche dalla cooperazione sanitaria tra Paesi vicini, soprattutto nelle aree di frontiera.


