«Félicitations! On l’a fait !» congratulazioni ce l’abbiamo fatta!
I seggi elettorali avevano chiuso solo da poche ore ma l’atmosfera era già di festa.
I senegalesi hanno votato con calma per eleggere i 165 membri che siederanno nella nuova Assemblea Nazionale, un risultato che consacra la nuova leadership e la maturità politica dimostrata una volta di più dal Senegal.
Il Pastef (Patriotes africains du Sénégal pour le travail, l’éthique et la fraternité) ha segnato una vittoria di proporzioni storiche con una maggioranza in parlamento (Assemblée Générale) di 135 seggi su 165: più che ampiamente sufficienti per governare in piena autonomia.
Un boom annunciato che spiana la strada all’agenda di riforme radicali. Ora che Ousmane Sonko e Diomaye Faye hanno ricevuto il pieno mandato per governare il paese senza fare concessioni potranno gestire liberamente “Le Project” che prevede una serie di riforme istituzionali in parte sorprendenti.
Sonko, fautore di un “panafricanismo di sinistra”, avrà quindi la possibilità di attuare il suo programma elettorale, approvando la legge di bilancio per il 2025.
Suddiviso in 5 capitoli (Institutional renewal and African engagement”; “Endogenous economy and food sovereignty”; “Human capital and quality of life”; “Science, technology, innovation and sustainable infrastructure”; “National security and international visibility”) il progetto della società promosso Pastef propone, sostanzialmente una nuova articolata governance.

Tra le priorità che hanno ricevuto maggiormente l’attenzione c’è la preoccupazione di stabilire prima o poi una vera e propria “sovranità monetaria”. Si fa anche menzione del desiderio di accedere alla “sovranità alimentare” o alla necessaria “appropriazione della sovranità nazionale nella gestione delle risorse naturali, della diplomazia, della difesa e della sicurezza”.
Due dei punti più qualificanti non a caso sono: la revisione dei contratti energetici siglati con le multinazionali estere (dopo la recente scoperta di nuovi giacimenti energetici) come quelli con come il colosso petrolifero britannico BP e l’operatore statunitense Kosmos Energy; e il rimodellamento l’ex regime semi-presidenziale anche attraverso una più equilibrata distribuzione dei poteri tra Presidente e Magistratura

Il nuovo piano economico appena presentato, dunque, è l’inizio di quel percorso di rinnovamento promesso da Faye per avviare un reale progresso del paese, dopo anni di dipendenza coloniale. «Vogliamo costruire un’economia diversificata e resiliente» ha affermato il presidente Bassirou Diomaye Faye.
Tutta l’Africa ha gli occhi puntati sul laboratorio politico più vivace del continente.


