L’accordo di pesca tra l’Unione Europea e il Senegal, scadrà il 17 novembre e non sarà rinnovato a causa delle “carenze” riscontrate in Senegal nella lotta alla pesca illegale. Tale decisione comporterà la sospensione della pesca per 18 imbarcazioni europee, prevalentemente spagnole e francesi, che operavano nelle acque senegalesi. L’ambasciatore dell’UE in Senegal, Jean-Marc Pisani, ha spiegato che il rinnovo dell’accordo è stato bloccato per evitare contraddizioni rispetto alla politica europea di “tolleranza zero” contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. La Commissione europea aveva infatti già emesso un “cartellino giallo” a maggio, evidenziando gravi carenze nel monitoraggio delle attività di pesca in acque extraterritoriali e nell’esportazione illegale di pesce verso l’Europa.
🇸🇳 #Sénégal 🇸🇳
Les bateaux battant pavillon européen cesseront de pêcher dans les eaux sénégalaises à partir de dimanche soir après le non-renouvellement d'un accord entre #Bruxelles et #Dakar, a annoncé l'ambassadeur de l'#UE.
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L’accordo, in vigore dal 2019, permetteva alle imbarcazioni europee di accedere esclusivamente alle eccedenze ittiche, con un limite di 10.000 tonnellate annue; tuttavia, l’effettivo pescato europeo si è attestato a soli 10.000 tonnellate complessive nei cinque anni di validità dell’intesa. La sua sospensione interrompe anche il flusso di contributi finanziari europei, che ha fruttato al Senegal 8,5 milioni di euro, più le royalties versate dagli armatori.
La pesca è un settore vitale per il Senegal, sia economicamente che culturalmente. Oltre a rappresentare un pilastro dell’economia e a impiegare direttamente o indirettamente circa 600.000 senegalesi, è anche strettamente connesso alla crisi migratoria: molti migranti che tentano la pericolosa traversata verso l’Europa provengono da comunità costiere che denunciano la scarsità di pesce dovuta alla concorrenza di imbarcazioni straniere. Le navi europee sono spesso percepite come un simbolo della sovrapesca, nonostante pescassero risorse teoricamente in eccesso.
Il dibattito sull’impatto della pesca straniera sulla crisi locale è diventato ancora più rilevante da marzo, con l’elezione a presidente di Bassirou Diomaye Faye e la nomina di Ousmane Sonko come primo ministro. Sonko, in campagna elettorale, ha duramente criticato la presenza di “barche straniere” accusate di “saccheggiare le risorse” locali. Tuttavia, i diplomatici europei assicurano che il mancato rinnovo dell’accordo non è legato alla situazione interna del Senegal, ma esclusivamente a questioni di sorveglianza e regolamentazione della pesca.
Sarà necessario un lungo dialogo e nuove azioni correttive da parte del Senegal per rinnovare l’intesa, processo che potrebbe richiedere diversi mesi.


