In Senegal si registra una nuova e marcata intensificazione della repressione contro le persone omosessuali. Nelle ultime due settimane, secondo fonti riportate dalla stampa internazionale, almeno 22 uomini sono stati arrestati in diverse località del Paese. Tra loro figurano personalità attive nei media e nella cultura, oltre a cittadini senza particolare esposizione pubblica.
L’episodio più recente riguarda il tiktoker Saliou Mbaye, noto con lo pseudonimo di Zale, fermato il 20 febbraio alla frontiera tra Senegal e Gambia mentre, secondo le autorità, tentava di lasciare il territorio nazionale. Le forze dell’ordine sostengono di voler smantellare presunte “reti” legate a pratiche omosessuali.
Selon les informations de Seneweb, l’employé de la commerçante Mame Ndiaye Savon, Abdou Aziz Diop, dit Dabakh, le tiktokeur Saliou Mbaye, alias Zale, le tailleur Mansour Baldé, dit Zo, et le commerçant Abdourahmane Cissé ont été placés sous mandat de dépôt par le juge… pic.twitter.com/4TKsMZlCy6
— iba KANE (@ibakanetv) February 25, 2026
Parallelamente all’ondata di arresti, il governo ha adottato in Consiglio dei ministri un progetto di legge che punta a inasprire ulteriormente le sanzioni per gli “atti contro natura”, formula con cui l’ordinamento senegalese già oggi punisce i rapporti omosessuali. Le pene previste passerebbero da un massimo di cinque a dieci anni di reclusione. Il testo introduce inoltre la possibilità di sanzionare la “apologia della filosofia LGBTQ+”, ampliando così il raggio d’intervento anche sul piano dell’espressione pubblica e del dibattito culturale.
Il clima sociale appare segnato da una crescente tensione. L’associazione islamica Jamraa ha minacciato di rendere pubblica una lista di 650 nomi di persone presunte omosessuali, sulla base di semplici sospetti. Un’iniziativa che, secondo osservatori e difensori dei diritti umani, potrebbe esporre numerosi individui a rischi di stigmatizzazione, violenze o rappresaglie.
A complicare ulteriormente il quadro, in alcuni media locali si è diffuso un amalgama tra le recenti operazioni contro persone accusate di omosessualità e un’altra vasta indagine che ha portato all’arresto di uomini sospettati di appartenere a una rete pedocriminale. In entrambi i casi, alcuni indagati sono accusati anche di trasmissione volontaria del virus HIV. Questa sovrapposizione narrativa suscita preoccupazioni tra gli attivisti, che temono un rafforzamento dello stigma e una confusione tra ambiti giuridicamente e moralmente distinti.
Operatori sanitari segnalano già possibili ricadute sul piano della salute pubblica: alcune persone sieropositive, riferiscono, esitano a recarsi nei centri di trattamento per timore di controlli o arresti. In un Paese dove la lotta contro l’HIV rappresenta una priorità sanitaria, un clima di sospetto e repressione potrebbe incidere sull’accesso alle cure e sulla prevenzione.
L’organizzazione Human Rights Watch ha chiesto la liberazione delle persone arrestate e ha espresso preoccupazione per il rischio di violazioni delle libertà fondamentali. La discussione ora si sposta in Parlamento, dove il progetto di legge dovrà essere esaminato e votato. L’esito del dibattito legislativo sarà determinante per definire il quadro giuridico e i margini di tutela dei diritti individuali nel Paese.


