La morte di uno studente durante le proteste per il mancato pagamento delle borse di studio scuote il Senegal e riaccende il dibattito sulla gestione della crisi finanziaria che attraversa il Paese. Abdoulaye Ba, studente al secondo anno di odontoiatria presso l’Università Cheikh Anta Diop di Dakar, è deceduto in seguito alle ferite riportate durante disordini scoppiati nel campus, secondo quanto comunicato dal governo nella tarda serata di lunedì.
Le circostanze della morte sono ancora oggetto di indagine. L’esecutivo ha parlato di “gravi eventi” verificatisi all’interno dell’ateneo, senza fornire ulteriori dettagli, e ha promesso un’inchiesta approfondita per accertare eventuali responsabilità penali. Secondo rappresentanti studenteschi, Ba avrebbe subito un trauma cranico e una grave perdita di sangue. Il presidente dell’associazione degli studenti della Facoltà di Medicina, Farmacia e Odontoiatria, Cheikh Atab Sagna, ha dichiarato che il giovane non stava partecipando attivamente alle manifestazioni e che sarebbe stato aggredito dalle forze di sicurezza entrate nelle residenze universitarie. Un altro leader studentesco, Serigne Saliou Fall, ha confermato la dinamica delle ferite mortali. La polizia di Dakar non ha rilasciato commenti.
Le tensioni nell’ateneo, il più grande dell’Africa occidentale con circa 90.000 iscritti nel 2024, erano iniziate già a inizio dicembre. Gli studenti protestavano per il ritardo nell’erogazione delle indennità e delle borse di studio, considerate essenziali per sostenere spese di alloggio, trasporti e alimentazione. Nel corso delle settimane, le manifestazioni sono degenerate in scontri tra gruppi di studenti e forze di sicurezza, con lanci di pietre, cariche e uso di gas lacrimogeni.
Video verificati mostrano le fiamme e il fumo avvolgere l’ultimo piano di un edificio del campus, mentre alcuni studenti tentavano di mettersi in salvo lanciandosi dalle finestre. L’università ha annunciato la chiusura “fino a nuovo ordine” a partire da martedì a mezzogiorno.
La morte di Ba si inserisce in un contesto di forte pressione sulle finanze pubbliche del Senegal. L’amministrazione insediatasi nell’aprile 2024 è alle prese con un disavanzo stimato in 13 miliardi di dollari, emerso dopo un audit che ha rivelato un livello di debito e di deficit superiore a quanto precedentemente dichiarato. Si tratta di una delle crisi di finanza pubblica più rilevanti del continente africano negli ultimi anni. I negoziati con il Fondo Monetario Internazionale per un nuovo programma di sostegno procedono a rilento, mentre cresce il malcontento sociale per pagamenti arretrati e servizi in difficoltà.
Organizzazioni per i diritti umani, tra cui la Lega Senegalese per i Diritti Umani e Amnesty International Senegal, hanno denunciato in una dichiarazione congiunta quello che definiscono un “uso sproporzionato della forza” da parte della polizia, chiedendo trasparenza e responsabilità.
Tra gli studenti prevale un sentimento di delusione politica. Madawass Diagne, impegnato in una raccolta fondi per aiutare i colleghi a rientrare nelle proprie città dopo la chiusura del campus, ha dichiarato di aver votato per il presidente Bassirou Diomaye Faye e di sentirsi ora tradito. “Non siamo a favore delle stesse ingiustizie contro cui abbiamo combattuto”, ha affermato.
Il caso rischia di diventare un punto di svolta nel rapporto tra il nuovo esecutivo e una generazione che aveva sostenuto il cambiamento politico come promessa di maggiore equità e trasparenza. L’esito dell’inchiesta sulla morte di Abdoulaye Ba e la gestione della crisi finanziaria saranno determinanti per la stabilità sociale dei prossimi mesi.


