La Sierra Leone ha ricevuto il primo gruppo di migranti deportati dagli Stati Uniti nell’ambito di un nuovo accordo siglato con l’amministrazione Trump per accelerare le espulsioni verso Paesi terzi africani. Un aereo proveniente dagli USA è atterrato il 20 maggio a Freetown con nove cittadini dell’Africa occidentale: sette uomini e due donne originari di Ghana, Senegal, Guinea e Nigeria.
Secondo quanto riferito da Reuters e BBC, il governo della Sierra Leone avrebbe accettato di accogliere fino a 300 migranti deportati ogni anno, con un massimo di 25 arrivi mensili. Il ministro degli Esteri Timothy Kabba aveva confermato nei giorni scorsi l’esistenza dell’intesa con Washington, che si inserisce in una strategia più ampia degli Stati Uniti per esternalizzare parte delle procedure di rimpatrio.
Sierra Leone becomes latest African country to receive deportees from US https://t.co/XZj7KS8i98
— BBC News (World) (@BBCWorld) May 20, 2026
I migranti arrivati mercoledì sono stati trasferiti in due hotel nei pressi dell’aeroporto, gestiti dalla società privata Kenvah Solutions, incaricata di fornire alloggio temporaneo e assistenza logistica. Patrick Robin, responsabile della società, ha dichiarato che gli ospiti potranno restare nelle strutture per circa due settimane, prorogabili fino a trenta giorni in “circostanze eccezionali”.
Resta però incerto il futuro delle persone deportate. Non è chiaro se potranno stabilirsi in Sierra Leone, se saranno trasferite altrove oppure se verranno costrette a rientrare nei rispettivi Paesi d’origine. Reuters ricorda che situazioni analoghe si sono già verificate in Ghana, Guinea Equatoriale e altri Stati africani coinvolti nei programmi statunitensi di “third-country removals”, i trasferimenti verso Paesi terzi. In diversi casi, migranti che avevano ottenuto protezione giudiziaria negli Stati Uniti sono stati comunque rimpatriati indirettamente nei propri Paesi.
Secondo alcune testimonianze raccolte all’aeroporto di Freetown, almeno uno dei deportati avrebbe inizialmente opposto resistenza a scendere dall’aereo prima di essere convinto dalle autorità presenti. Altri avrebbero invece espresso il desiderio di tornare rapidamente a casa.
Un altro elemento rimasto opaco riguarda i termini economici dell’accordo. Al momento non è stato chiarito cosa la Sierra Leone riceverà in cambio dell’accoglienza dei migranti deportati. Un rapporto pubblicato a febbraio dai Democratici della Commissione Esteri del Senato statunitense aveva però segnalato che Washington aveva già trasferito oltre 32 milioni di dollari a diversi Paesi coinvolti in programmi simili, tra cui Ruanda, El Salvador, Eswatini, Palau e Guinea Equatoriale.
La vicenda si inserisce in un quadro internazionale sempre più segnato dall’esternalizzazione delle frontiere e delle politiche migratorie. I Paesi africani diventano così nodi di una geografia globale dei rimpatri, dove la gestione della mobilità umana si intreccia con accordi diplomatici, pressioni economiche e nuove forme di controllo transnazionale.


