
Il presidente Julius Maada Bio chiede al Parlamento di approvare una controversa riforma che modificherebbe le regole per l’elezione del capo dello Stato, introdurrebbe la rappresentanza proporzionale e riserverebbe una quota di incarichi politici alle donne.
La Sierra Leone si avvicina ad un passaggio politico piuttosto delicato. Il presidente Julius Maada Bio ha rivolto un appello al Parlamento affinché approvi una riforma elettorale che potrebbe cambiare in modo significativo il sistema politico del Paese in vista delle elezioni presidenziali del 2028.
Nel suo intervento televisivo, Bio ha invitato i deputati a superare settimane di stallo parlamentare, sostenendo che il progetto di legge è il risultato di un lungo processo di consultazione e confronto istituzionale.
Il punto più discusso riguarda la soglia necessaria per vincere le elezioni presidenziali. La riforma propone di ridurre il requisito attuale del 55% dei voti a 50% più uno, mantenendo comunque un criterio di distribuzione territoriale del consenso: il candidato vincente dovrebbe ottenere almeno il 20% dei voti in due terzi dei distretti del Paese.
Secondo il governo, questa modifica ridurrebbe i costi economici e le tensioni politiche legate ai ballottaggi, rendendo il processo elettorale più efficiente.
L’opposizione, guidata dall’All People’s Congress (APC), si oppone invece alla riduzione della soglia, ritenendo che il sistema attuale favorisca un consenso più ampio e garantisca una maggiore legittimità al presidente eletto.
La riforma include anche l’introduzione della rappresentanza proporzionale per le elezioni parlamentari, modificando il sistema di assegnazione dei seggi. Un altro elemento decisamente di rilievo è la previsione di una quota del 30% per le donne nelle posizioni di leadership politica, insieme a criteri che promuovano un maggiore equilibrio regionale, la parità di genere e l’inclusione delle minoranze nelle nomine pubbliche.
Per i sostenitori della riforma, queste misure potrebbero ampliare la rappresentanza politica e rendere le istituzioni più inclusive. Per i critici, invece, il rischio è quello di modificare un equilibrio costituzionale senza un consenso sufficientemente ampio tra le principali forze politiche.


