Storica sentenza della Corte di giustizia comunitaria dell’ECOWAS contro la Sierra Leone. Una decisione che segna un momento spartiacque nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili (MGF) nell’Africa occidentale.
Fatou Baldeh, fondatrice e CEO di Women in Liberation and Leadership (WILL), ha salutato la decisione come un precedente rivoluzionario che sottolinea “l’urgente necessità di un’azione legale contro le pratiche tradizionali dannose che violano i diritti delle donne”.
Con il verdetto emesso per il caso n. ECW/CCJ/APP/16/23, la Corte dell’ECOWAS ha ritenuto che la Repubblica della Sierra Leone viola a i suoi obblighi in materia di diritti umani per non aver criminalizzato le mutilazioni genitali femminili (MGF).
La corte ha stabilito che questa inazione legislativa contravvene alle disposizioni chiave del Protocollo di Maputo, della Carta africana dei diritti e del benessere del bambino e di altri trattati internazionali sui diritti umani.
Secondo la fondatrice e CEO di WILL, Fatou Baldeh “questa sentenza invia un messaggio chiaro e potente: le pratiche culturali non possono essere utilizzate per giustificare atti che minano la dignità, la sicurezza e l’autonomia corporea di donne e ragazze”,
Baldeh ha elogiato il coraggio della signora Kadijatu Allieu, una sopravvissuta alle MGF, e delle organizzazioni della società civile la cui instancabile difesa ha portato il caso davanti alla Corte dell’ECOWAS.
Il loro coraggio, ha sottolineato l’attivista, ha contribuito a portare l’attenzione internazionale sui pericoli in corso delle FGM e sull’urgente necessità di protezioni legali.
La tempistica di questa decisione è particolarmente significativa per il Gambia, dove la Corte Suprema sta attualmente deliberando su un caso costituzionale che contesta il Women’s (Amendment) Act 2015, che vieta le MGF.
Baldeh ha ribadito che la sentenza dell’ECOWAS rafforza la legittimità e la necessità di tali leggi.
“Questa sentenza funge da precedente regionale critico e dovrebbe guidare la Corte Suprema del Gambia nell’interpretazione delle protezioni costituzionali” sostiene, concludendo che: “gli Stati non solo hanno il diritto, ma l’obbligo di emanare e far rispettare leggi contro le MGF e altre forme di violenza di genere”.


