I combattenti dell’opposizione sono entrati nella capitale Damasco verso le 5 del mattino ora locale, senza trovare resistenza da parte delle forze di sicurezza. Hanno conquistato rapidamente l’aeroporto, l’edificio della TV e della radio e molti altri edifici governativi.
A Latakia e a Damasco sono state rovesciate anche le statue di Hafez al-Assad, il padre di Bashar al-Assad. Si
sono visti festeggiamenti in piazza Umayyad, nel cuore di Damasco e nei sobborghi vicini, mentre i combattenti dell’opposizione hanno preso il controllo delle principali città in tutto il paese, annunciando la presa del potere anche a Homs, una città strategica tra Damasco e Latakia, in un’ offensiva fulminea. Secondo rapporti non confermati il leader siriano Bashar al Assad avrebbe lasciato la Siria su un aereo verso una destinazione sconosciuta.
Il primo ministro siriano Mohammad Ghazi al-Jalali ha detto in un video di essere rimasto nella sua casa, pronto a sostenere la continuità del governo, mentre il leader ribelle Ahmed al-Sharaa, noto come Abu Mohammad al-Jolani, capo delle milizie Hayat Tahrir al-Sham, ha ordinato ai combattenti di avvicinarsi e trattare con le istituzioni pubbliche, sotto la supervisione dell’ “ex primo ministro, finché non saranno ufficialmente consegnate”..
Migliaia di persone sono state liberate dalla prigione di Sednaya e sono state viste inondare letteralmente le strade.
La prigione di Sednaya, conosciuta anche come “mattatoio umano” è una grande prigione militare alla periferia di Damasco, responsabile della tortura e dell’uccisione di migliaia di civili siriani.
I gruppi per i diritti umani dicono che il carcere è stato usato dal 2011 per l’omicidio, la tortura, la scomparsa
forzata e lo sterminio dei civili siriani che si opponevano al regime di BasharAl-Assad. All’inizio del 2017 erano trapelate addirittura notizie della presenza di un forno crematorio presso il carcere, usato per disfarsi del gran numero di detenuti uccisi.
Mazloum Abdi , ovvero Farhad Abdi Shaheen, conosciuto come Mazloum Kobane, comandante delle forze democratiche siriane a guida curda (SDF), appoggiate dagli Stati Unitiche controllano parti del paese nord-est, definisce il momenti “storico”. “In Siria stiamo vivendo un momento storico, il momento in cui assistiamo alla caduta del regime autoritario di Damasco”, ha detto il comandante in una dichiarazione su Telegram, aggiungendo che “questo cambiamento offre l’opportunità di costruire qualcosa di nuovo. La Siria si basa sulla democrazia e sulla giustizia, garantisce i diritti di tutti i siriani”.
Il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato sul suo canale Truth Social platform: “Assad se n’è andato. Il suo protettore, la Russia, guidata da Vladimir Putin, non è interessato a proteggerlo ancora.”
Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, ha sottolineato la necessità mantenere l’integrità territoriale della Siria. Parlando a Gaziantep, una città della Turchia meridionale che ospita migliaia di rifugiati siriani e base per gli operatori umanitari in Siria, ha detto: “Ecco una nuova realtà in Siria, a livello politico e diplomatico. La Siria appartiene a tutti i siriani…Il popolo siriano è quello che deciderà il futuro del Paese”.
La Turchia sostiene da tempo diversi gruppi ribelli, la coalizione dell’Esercito nazionale siriano, ma nega di aver aiutato l’attuale offensiva. Una fonte della sicurezza turca, secondo il network MEE, la scorsa settimana ha dichiarato che Ankara avrebbe effettivamente provato per impedire l’offensiva per evitare ulteriori l’escalation delle tensioni nella regione, soprattutto considerando il conflitto di Israele con Gaza e Libano.


