In Siria, la violenza, l’odio, la vendetta continuano a scrivere capitoli di orrore, sofferenza e dolore in una storia già segnata da oltre un decennio di conflitto e repressione.
Le recenti notizie di brutali attacchi riguardanti le forze di sicurezza nella città di Latakya, uno dei bastioni del regime di Bashar al-Assad, hanno scatenato una reazione di indignazione e terrore che ricorda le pagine più buie della nostra memoria collettiva.
Oltre 125 vittime, secondo alcune stime, e oltre 1000, secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, tra cui 745 civili innocenti, sono un triplice colpo al cuore della Siria.
La violenza scatenata in risposta a un attacco contro le forze armate non può essere considerata una reazione.
Si tratta invece di una barbarie premeditata, mirata a infliggere un dolore collettivo a una comunità per il solo fatto di condividerne l’etnia o la fede. La punizione collettiva è contraria a ogni principio di giustizia e umanità e tradisce la causa di unità per cui tanti siriani hanno lottato e sacrificato la propria vita.
Non esiste una giustificazione per questa spirale di vendetta che, anzi, riproduce gli stessi meccanismi di oppressione che tanti speravano di lasciare alle spalle. I siriani non desiderano una nuova tirannia sotto forma di un’altrettanto brutale vendetta; aspirano invece a un futuro giusto, stabile e inclusivo, libero dalle divisioni etniche e settarie che hanno inflitto tanto male al Paese.
Le immagini di siriani che formano cordoni di protezione attorno ai quartieri alawiti a Homs rivelano non solo la capacità di un popolo di volere la pace, ma anche la necessità di una presa di responsabilità collettiva. È inaccettabile che i peccati di un regime siano addossati a un’intera comunità, eppure è ciò che accade in un clima di terrorismo psicologico e di odio.
L’unica strada percorribile è quella della riconciliazione, non della vendetta.
Nessuno può restare silente, Da ogni angolo del mondo devono lanciati appelli per la cessazione delle ostilità, per il rispetto della vita umana, per la condanna ferma e incondizionata di ogni forma di violenza.
La giustizia deve essere perseguita, ma deve avvenire con la logica di un processo maturato in un contesto di legalità e rispettoso dei diritti umani.
Oggi, la Siria si presenta come una madre in lutto, che piange i suoi figli, senza distinzioni.
È tempo di sanare le ferite e non di infliggerne di nuove.
La strada verso la pace e la democrazia è irta di ostacoli, ma non è impossibile. È un percorso che richiede coraggio, maturità e una visione condivisa per il futuro.
La Siria, in tutte le sue sfaccettature, merita un futuro di pace in cui ogni siriano possa vivere in dignità e sicurezza.
In nome di tutti i siriani e della loro incessante ricerca di un domani migliore, dobbiamo continuare a lottare affinché la speranza prevalga sull’odio e sulla divisione. La pace è possibile solo se si sceglie di percorrere insieme questa strada, rinunciando a tutto ciò che divide.
Credits photo Osservatorio Siriano per i Diritti Umani


