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Focus internazionale

Siria, violenti attacchi israeliani per colpire obiettivi militari

Oltre 480 raid aerei in 48 ore per smilitarizzare il territorio siriano dopo la caduta di Assad.

Un serie di attacchi aerei si sono registrati sulla città di Dar’a, nel Sud est del paese, nella zona compresa tra Libano, Giordania e Israele.

Israele sta approfittando del crollo del regime per avanzare nel territorio siriano, occupando un avamposto sulla vetta del monte Hermon, nell’Altura del Golan.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che l’accordo di cessate il fuoco sulle alture del Golan, raggiunto con la Siria nel 1974 all’indomani della guerra del Kippur, è finito con il crollo del regime di Assad. Così Israele ha subito
assunto il controllo della zona di interposizione presidiata dagli osservatori dell’Undof – Forza di disimpegno degli osservatori delle Nazioni Unite (United Nations Disengagement Observer Force), sostenendo che si tratta però solo di “una misura di carattere tattico e provvisoria” come ha assicurato agli Stati Uniti e all’Onu.

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Il Qatar, l’Iraq e l’Arabia Saudita hanno criticato l’occupazione di terreni nel Golan siriano da parte di Israele , sostenendo che Netanyahu stia realizzando il progetto del “Grande Israele” con la conquista di Siria, Libano, Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est, senza controllo da parte della comunità internazionale, come se avesse il diritto di invadere, occupare e annettere con piena impunità.
Israele conquistò le alture di Golan durante il 1967 Guerra dei Sei Giorni, con la successiva annessione del territorio, anche se gran parte della comunità internazionale non ha mai riconosciuto l’occupazione, ritenendo l’appartenenza dell’area alla Siria.
I leader occidentali celebrano la caduta di Assad come un un’opportunità per i siriani, ma rimangono totalmente in silenzio su questa nuova invasione.

Per i siriani le alture del Golan hanno anche un radicato significato di appartenenza. Abu Mohammad al Golani, il capo del gruppo armato Hayat Tahrir al Sham, Organizzazione per la liberazione del Levante, che ha guidato le forze anti-Assad alla conquista del nord della Siria e di Damasco, ha assunto questo nome di battaglia proprio in riferimento al Golan, luogo di origine della sua famiglia.
Tahrir significa ” liberazione”, ma finora di libertà finora se n’è vista poca. Al Golani da leader affiliato ad al-Qaeda e al jihadismo sta cercando di trasformarsi in una figura di riferimento che promuove il pluralismo, ma rimangono dubbi sulla sua svolta democratica, nonostante i suoi tentativi di moderazione.

Arshad Mehmood , reporter specializzato in zone di conflitto, riferisce che i talebani afghani sono stati il primo gruppo al mondo a porgere ufficialmente le congratulazioni a Hayat Tahrir al-Sham per aver rovesciato il governo del presidente siriano Bashar al-Assad, definito come una “fonte di guerra e instabilità”. I talebani hanno inoltre espresso ottimismo sul fatto che “un sistema di governance radicato nei principi islamici potrebbe portare stabilità e prosperità alla regione”, e questo non è certo una buona notizia per tutti coloro che auspicano una Siria libera e democratica, non certo sotto un altro integralismo.

Intanto si vedono file di migliaia di rifugiati siriani che vogliono tornare nelle loro case e hanno iniziato a fare la coda al confine turco-siriano per tornare a casa dopo il crollo del governo di Assad. Ci sono oltre 3 milioni di rifugiati siriani in Turchia e altri 4 milioni altrove, in gran parte in Giordania, Libano e Germania, che sono stati costretti a fuggire dal paese dopo lo scoppio della guerra civile nel 2011 e che vogliono tornare per contribuire a ricostruire il proprio paese martoriato.

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