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Crisi

Somalia. Mogadiscio, civili in fuga in mezzo ai combattimenti

Mogadiscio

Le truppe somale e le milizie dei clan legati all’opposizione combattono in città. Le violenze sono scoppiate dopo l’annuncio del Presidente di estendere il proprio mandato di un altro anno dopo la scadenza.

Mogadiscio. I combattimenti sono scoppiati nella giornata di mercoledì scorso, inghiottendo la città e i suoi abitanti nell’ennesimo tunnel senza uscita, fatto di potere e violenza, povertà estrema e mancanza di governabilità.

I leader delle opposizioni e i clan ad essi legati hanno istituito delle vere e proprie roccaforti in città; i testimoni parlano di scambi di fuoco anche con armi pesanti, armi anticarro e droni.

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Alcuni colpi di mortaio hanno colpito zone densamente popolate, quartieri in cui vivono decine di migliaia di civili. L’insicurezza e la paura che Mogadiscio piombi di nuovo ad essere terra di nessuno, sta portando la popolazione a fuggire altrove. Le arterie vicine a Maka al-Mukarama, asse viario centrale della città, si sono trasformate in un vero e proprio campo di battaglia, anche il mercato di Bakara (il più grande mercato della Somalia) è stato colpito. Ieri sera la città si presentava con numerose colonne di fumo che si alzavano verso il cielo.

Fotografia: AFP/Getty Images

Hassan Sheikh Mohamud, Presidente del paese, è stato eletto presidente della Somalia in due occasioni: per la prima volta il 10 settembre 2012 e, successivamente, per un secondo mandato il 15 maggio 2022. Avrebbe dovuto terminare il suo secondo mandato il 15 maggio scorso, ma con un colpo di scena ne aveva annunciato l’estensione di un anno.

Le opposizioni hanno sin da subito protestato contro al decisione, ma le manifestazioni della scorsa settimana hanno ben presto lasciato il passo alle violenze che stanno facendo precipitare la Somalia nell’ennesima crisi.

Le opposizioni accusano il Presidente e le forze di sicurezza di aver preso di mira i propri leader, circondando le loro abitazioni e di volerli mettere a tacere. L’ex primo ministro Hassan Ali Khaire in un post su X ha affermato che il governo aveva diretto “un assalto militare sostenuto e indiscriminato” volto a uccidere lui e l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed.

Questi non sono incidenti isolati – ha affermato Hassan Ali Khaire –  Si tratta di attacchi coordinati diretti da un uomo il cui mandato presidenziale è scaduto costituzionalmente il 15 maggio 2026 — che ora sta mobilitando le forze statali per silenziare coloro che si oppongono alla sua illegittima presa di potere. Questo è un modello deliberato di politicizzazione e militarizzazione delle fragili istituzioni statali della Somalia contro il suo stesso popolo“.

Fotografia: AFP/Getty Images

Ciò a cui si sta assistendo riporta tragicamente la mente a scene già viste: nel 2021 quando la Somalia arrivò alla scadenza del mandato senza che nuove elezioni venissero indette. Ma c’è chi giura che questa volta le violenze sono di ben altro calibro, temendo un’ulteriore frammentazione della società.

Il paese è alle prese con una lotta feroce ad Al Shabaab, organizzazione terroristica affiliata ad Al Qaeda (che controlla ampie zone del paese) e con la debolezza dei propri governi, incapaci di governare nel pieno delle proprie funzioni entro i propri confini sin dal 1991, dopo la caduta di Mohamed Siad Barre.

I civili fuggono, incapaci di comprendere bene chi combatte chi, visto che tutte le fazioni sul campo – come confermano – indossano uniformi militari e sono armate pesantemente.

Il Presidente Hassan Sheikh Mohamud ha chiesto di perseguire l’ex Presidente Sheikh Sharif Sheikh Ahmed e l’ex Primo Ministro Hassan Ali Khaire a seguito degli scontri avvenuti a Mogadiscio nelle ultime ore.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha affermato che le violenze di questi ultimi giorni hanno causato morti, feriti civili e danneggiato infrastrutture critiche e ha invitato le parti a esercitare moderazione, proteggere i civili e risolvere le differenze politiche attraverso il dialogo.

Secondo un report delle Nazioni Unite gli scontri armati avrebbero causato 13 morti e 189 feriti e la fuga di 12.000 famiglie dalle proprie abitazioni. 

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