Mentre l’esercito annuncia operazioni nel Lower Shabelle, Baidoa e Kismayo diventano il fronte della crisi politica interna. Al centro, il ruolo sempre più invasivo della Turchia.
MOGADISCIO – La Somalia sta vivendo in questi giorni la sua crisi più acuta dell’ultimo anno. Non è solo la guerra ventennale contro Al-Shabaab, ma uno scontro aperto tra il governo federale e due Stati regionali, il South West State e il Jubaland, con sullo sfondo la presenza militare turca che infiamma le piazze.
Il fronte più caldo è Baidoa. Capoluogo del South West, città di 600mila sfollati secondo le Nazioni Unite, Baidoa è stata teatro dal 17 agosto di combattimenti urbani tra l’esercito nazionale somalo e milizie fedeli all’ex presidente dello Stato Abdiaziz Hassan Mohamed Laftagareen.
Le truppe federali hanno preso il controllo di gran parte della città lunedì, dopo un attacco all’alba con veicoli carichi di esplosivo. Il ministero della Difesa a Mogadiscio ha parlato di circa 30 miliziani uccisi.
Il bilancio civile è pesante. Secondo il Somali Journalists Syndicate (SJS), 71 civili sono rimasti feriti negli scontri. Tra loro il giornalista Bashir Mohamed Abdullahi, 23 anni, noto come Bashir Moalin, colpito mentre documentava gli scontri. Lunedì 7 settembre è morto in ospedale per le ferite. L’ICRC ha confermato “dozens of casualties” negli ospedali della città.

Photo credit: Arlaadi Media Network.
Baidoa è il simbolo della fragilità del federalismo somalo. Lo scontro è nato dopo che l’amministrazione del South West aveva annunciato la rottura dei rapporti con Mogadiscio, accusando il governo del presidente Hassan Sheikh Mohamud di aver imposto emendamenti costituzionali che accentrano il potere e di aver bloccato i voli per Baidoa. Lo ha denunciato il presidente del South West in un’intervista riportata da Hiiraan Online.
Mentre a Baidoa si spara, l’esercito annuncia successi contro Al-Shabaab. Il comando delle forze speciali Danab ha condotto domenica operazioni mirate nell’area di Madax-Maroodi, nel Lower Shabelle, dopo segnalazioni di movimenti jihadisti.

Nello stesso giorno il ministero della Difesa ha annunciato di aver ucciso 14 presunti membri di Al-Shabaab nei dintorni della capitale. Secondo il think tank americano Critical Threats, l’offensiva governativa nel centro della Somalia è sostenuta da una mobilitazione di clan locali Ma’awisley, ma Al-Shabaab si è ritirata senza combattere da diversi villaggi, intensificando solo attacchi con IED a settembre.
Il secondo fronte è politico-diplomatico e ha come epicentro il Jubaland e la Turchia.
Sabato 6 settembre la fregata turca TCG Göksu ha attraccato al porto di Mogadiscio. Lo ha annunciato l’ambasciata turca, il 7 settembre: “TCG Göksu arrives in Mogadishu as Türkiye expands naval role in Somalia”. Si tratta del Turkish Naval Task Group che opera nell’ambito dell’accordo di difesa firmato tra Ankara e Mogadiscio nel 2024.
Quasi in contemporanea, migliaia di persone sono scese in piazza a Kismayo e Afmadow, nel Jubaland. I manifestanti hanno bruciato bandiere turche e mostrato poster del presidente Erdogan con mani insanguinate.

Il motivo: un misterioso attacco aereo a Doolow, nel Gedo, il 3 settembre. Secondo i media locali, un drone avrebbe colpito la casa dell’ex comandante del Corpo Carcerario Gen. Mahad Abdirahman Aden, noto come Shub, critico del governo federale. Il generale è sopravvissuto con ferite lievi, quattro civili tra cui sua moglie sono rimasti feriti.
Mogadiscio nega: “Mogadishu Says the Gedo Blast Came From Inside the House”, titola The Somali Digest citando la versione ufficiale: nessuna aeronave coinvolta, esplosione di materiale preparato dentro casa. Il Jubaland, tramite il suo ministro dell’Informazione Abdifatah Mohamed Mukhtar, accusa invece la Turchia e chiede a ONU, Unione Africana e UE di non considerare più Ankara parte neutrale e di rivedere la revoca dell’embargo sulle armi del 2023.
A Kismayo il commissario distrettuale ha dichiarato che la popolazione è pronta a difendere l’esistenza dello Stato del Jubaland.
Il quadro è quello descritto dagli analisti più attenti: “La Somalia diventa contemporaneamente terreno della guerra contro Al-Shabaab e spazio di competizione tra potenze regionali”.
In mezzo, 4,4 milioni di persone in insicurezza alimentare grave e 1,85 milioni di bambini a rischio malnutrizione acuta entro metà 2026, come ricorda Save the Children.


