A Gaza, la guerra ha trasformato la vita di oltre un milione di donne e ragazze in un’esperienza di pura disperazione. Stanno affrontando un’esistenza al limite della sopportazione, segnata da fame acuta, violenza incessante e una continua privazione della dignità.
Le madri, in particolare, stanno vivendo un calvario indicibile. Oltre 28.000 donne e ragazze sono state uccise, la maggior parte erano madri. Con la loro morte, hanno lasciato figli e anziani in una condizione di estrema vulnerabilità. E che dire del dolore immenso che lacera il cuore di quelle madri che stanno assistendo alla strage dei propri figli? Stringono i corpi dei loro bambini denutriti, feriti, amputati, cercando una forza che non hanno più, ma che trovano comunque.
Le organizzazioni locali, spesso guidate da donne, raccontano scene strazianti di madri che fanno bollire scarti alimentari pur di non far morire i propri figli di fame. Non c’è scelta, solo un’alternativa crudele, come ha denunciato Sima Bahous, Direttrice Esecutiva di UN Women: morire di fame nei rifugi o rischiare la vita cercando cibo all’esterno.
Camminano nel pericolo, attraverso polvere e caos, solo per tornare con qualcosa per i loro figli. Non è una scelta, ma un dovere nato dal bisogno. A Gaza, una madre non può aspettare, deve stringere i denti fino al suo ultimo respiro. Non è consentito nemmeno il dolore.
“Venderò i vestiti di mia figlia per l’Eid – quella che è stata uccisa mentre cercava di prendere gli aiuti umanitari – solo così posso dare da mangiare ai miei figli.” Con queste parole strazianti, Safaa Al-Faramawi racconta dell’uccisione di sua figlia Ghazal di 15 anni e del ferimento dell’altra figlia Jana, di 13, colpita da una scheggia mentre entrambe cercavano di prendere aiuti statunitensi nelle zone di Al-Alam e Al-Shakoush a est di Rafah.
Per le donne incinte e le neomamme, poi, la situazione è davvero tragica. Circa 150.000 donne in gravidanza o in allattamento sono private di qualsiasi cura essenziale, e la malnutrizione è così diffusa da causare troppo spesso anemia, preeclampsia e, in molti casi, la morte. Le donne incinte affrontano gravidanze ad alto rischio senza poter fare analisi o ricevere un monitoraggio medico, i farmaci salvavita sono introvabili. In questo inferno, moltissime sono costrette a partorire tra le macerie, senza anestesia, e alcune sono arrivate al punto di auto-indursi il travaglio per evitare di partorire durante una fuga.
Oltre il 40% delle madri che allattano, anch’esse malnutrite, non riescono a produrre abbastanza latte per i loro neonati. Con l’accesso al latte artificiale quasi inesistente, la salute, la sopravvivenza e il successivo sviluppo dei bambini sono in grave pericolo.
Ma le privazione vanno oltre il cibo. La mancanza di beni essenziali, come assorbenti e prodotti igienici, non solo mina la salute, ma calpesta la dignità delle donne e delle ragazze, che sono costrette a vivere senza un minimo di igiene.
In un contesto di violenza e insicurezza costanti, la distruzione delle infrastrutture sanitarie, la perdita di case e di familiari e l’impossibilità di accedere a cibo e acqua potabile hanno reso la vita a Gaza un incubo. Senza poter accedere all’istruzione, spesso rimaste sole, senza protezione familiare, molte donne e ragazze stanno vivendo enormi difficoltà, private non solo dei diritti fondamentali, ma di ogni speranza per il futuro. Ma nell’impossibilità di avere un’istruzione assicurata e a quasi due anni senza scuole, ci sono madre che continuano ad insegnare ai suoi figli dentro la loro tenda, determinate a mantenere viva la possibilità di apprendere, nonostante la guerra, come ci mostra l’immagine diffusa da Eye on Palestine.
Il dramma delle donne a Gaza evidenzia la necessità di un approccio specifico e sensibile al genere nelle crisi umanitarie. Le loro esigenze, spesso trascurate, non sono semplicemente una parte della crisi generale; sono un elemento centrale che determina il benessere dell’intera comunità. Assicurare l’accesso a servizi sanitari riproduttivi, a prodotti igienici specifici per le donne e a spazi sicuri non è un’opzione, ma un imperativo morale e pratico. Senza un’attenzione mirata, le conseguenze a lungo termine per la salute e il tessuto sociale di Gaza saranno devastanti e irrecuperabili.
Le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie continuano a chiedere, nel frattempo, con forza un cessate il fuoco immediato e duraturo, per porre fine a questa catastrofe e consentire l’arrivo di aiuti essenziali. È un appello per il rispetto della dignità umana, la sicurezza e la salute, che sono diritti fondamentali negati in questo conflitto.
Ora la minaccia di un’occupazione totale di Gaza e del conseguente sfollamento è un incubo ancora più preoccupante.


