La TV israeliana Channel 14 ha riferito della possibilità di un attacco diffuso “molto vicino” alle strutture nucleari iraniane. Le recenti minacce del presidente americano, insieme alle intense esercitazioni dell’aeronautica israeliana, sono gravi segnali di possibilità di un attacco del genere alle strutture nucleari. Il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti Tammy Bruce ha avvertito che il governo degli Stati Uniti “prenderà duri provvedimenti” se la Repubblica islamica si rifiutasse di negoziare sul nucleare. Ma il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, dopo aver negato di aver ricevuto una lettera dal presidente statunitense per discutere dei negoziati sul nucleare, domenica scorsa ha dichiarato di rifiutare negoziati diretti con gli Stati Uniti sul suo programma nucleare in rapido avanzamento. Trump aveva avanzato una proposta per negoziati diretti sul nucleare, ma secondo il sito Axios la Repubblica Islamica avrebbe accettato solo “negoziati indiretti con la mediazione dell’Oman”.
Axios-The Times of Israel, citando fonti americane, ha confermato che la Casa Bianca starebbe ora seriamente esaminando la proposta di Teheran di negoziati indiretti, con il rafforzamento della presenza militare statunitense in Medio Oriente.
Gli Stati Uniti, insieme ad Israele, minacciano di lanciare un attacco senza precedenti, non solo distruggere il programma nucleare iraniano, un colpo che potrebbe portare al grave indebolimento o addirittura al collasso del sistema della Repubblica Islamica.
Il rapporto afferma: “L’Iran sarà colpito così duramente che è improbabile che un paese sia stato colpito così dalla seconda guerra mondiale”, come confermato anche dal senatore Marco Rubio: “ll comportamento dell’lran in tutto il mondo minaccia gli interessi nazionali degli Stati Uniti”.

La volontà di bloccare il progetto di sviluppo nucleare su cui l’Iran sta lavorando da decenni prevede di assestare anche un duro colpo al suo braccio militare, le Guardie Rivoluzionarie, che potrebbe persino portare a un cambiamento di regime in Iran, così da tagliare definitivamente anche l’ossigeno a Hamas, Hezbollah e Houti in un colpo solo.
La Repubblica Islamica ha dichiarato a sua volta che, se dovesse avvenire un attacco, potrebbe rispondere sparando migliaia di missili balistici e cruise, oltre a droni suicidi, inclusi modelli avanzati. L’obiettivo principale di questi attacchi sarebbero non solo le infrastrutture militari di Israele, ma anche le aree civili. Inoltre Ali Larijani, consigliere del leader della Repubblica Islamica, riferendosi alla lettera di Donald Trump ad Ali Khamenei sull’opzione militare in caso di mancata negoziazione, ha dichiarato che se gli Stati Uniti o Israele dovessero bombardare l’Iran “con la scusa nucleare”, la Repubblica Islamica dovrà muoversi verso la produzione di bombe atomiche.
Nelle ultime settimane gli Stati Uniti, a loro volta, hanno effettuato il più grande dispiegamento delle loro forze e armi in Medio Oriente dall’inizio della guerra di Israele con Hamas, con schieramento di attrezzature e squadre aeree statunitensi vicino all’Iran e allo Yemen. In seguito agli attacchi agli Houthi nello Yemen e contemporaneamente all’ultimatum di Trump alla Repubblica lslamica sul suo programma nucleare, gli Stati Uniti hanno inviato squadre di combattimento, bombardieri radar e effettuato grandi spedizioni di armi nella zona.
Solo nel mese di marzo, più di 140 aerei pesanti americani con attrezzature militari sono atterrati in Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Kuwait e Giordania. Una relazione di Iran International aggiunge che dall’inizio degli scontri israeliani con Hamas e Hezbollah, gli Stati Uniti non solo hanno dispiegato le proprie truppe nella regione, ma hanno anche effettuato un ponte aereo armato verso Israele.
Intanto, secondo quanto riportato da una fonte saudita a Channel 14 i24NEWS lunedì mattina, l’Arabia Saudita, il Qatar e il Kuwait hanno fatto sapere a Teheran che non consentiranno agli Stati Uniti di utilizzare le loro basi aeree per colpire l’Iran.
“Gli Stati Uniti e i suoi partner si impegnano a mantenere la regione sicura e sono preparati a rispondere a qualsiasi intermediario statale o non governativo che cerchi di espandere il conflitto”, ha detto Sean Parnell, portavoce del Pentagono. Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha confermato martedì scorso che gli Stati Uniti hanno rafforzato le capacità militari in Medio Oriente con aerei da guerra aggiuntivi, nel mezzo di una campagna di bombardamenti degli Stati Uniti in Yemen durata più di due settimane e di crescenti tensioni con l’Iran. La breve dichiarazione del Pentagono non ha specificato quali aerei fossero stati schierati o dove fossero stati inviati esattamente.
Un alto funzionario iraniano ha comunicato al giornale Telegraph che l’lran sta prendendo seriamente le minacce ed è pronto a rispondere. I comandanti militari della Repubblica Islamica hanno avuto il compito di prendere di mira la base congiunta USA-britannica sull’isola Diego Garcia, per dissuadere Donald Trump da un possibile attacco all’Iran. Secondo l’ufficiale, i missili verranno lanciati sull’isola, “non per colpire un obiettivo specifico, ma per cadere in acqua per mandare un messaggio chiaro agli americani” e non solo. “Se ci sarà un attacco all’lran da qualsiasi base della regione in cui vengono effettuati missili iraniani, non faremo distinzioni tra forze americane o britanniche”.
“Condanniamo queste minacce nel modo più grande possibile”, ha detto un portavoce del governo britannico. Il governo britannico continuerà a lavorare con i suoi partner nella regione per ridurre le tensioni. La base Diego Garcia è fondamentale per la sicurezza britannica e USA e svolge un ruolo importante nel mantenimento della stabilità internazionale e regionale”.
Il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha avvertito che qualsiasi attacco alle centrali nucleari della Repubblica Islamica potrebbe avere conseguenze catastrofiche per l’intera regione, criticando fortemente “gli ultimatum di Trump” a Teheran: “Riteniamo queste pratiche inappropriate e le condanniamo”.
Chiari venti di guerra soffiano all’orizzonte, spinti da una politica dai modi spicci che non sembra conciliatoria, ma mira a ribadire chi comanda in questo momento. Le conseguenze potrebbero essere devastanti ovunque, ma nessuno pare farci caso, l’Europa si mostra letargica e debole, tranne la Francia, che pare cavalcare l’onda della guerra, tanto da spingersi a minacciare la Repubblica islamica di un attacco se non si trova un accordo sul nucleare.


