Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha accolto una cinquantina di cittadini sudafricani bianchi, in particolare Afrikaner, come rifugiati, sostenendo che siano vittime di discriminazione razziale in Sudafrica. La misura rientra in un più ampio piano annunciato a febbraio 2025 che prevede l’accoglienza di fino a mille Afrikaner, con assistenza abitativa e alimentare garantita dall’Ufficio per il reinsediamento dei rifugiati del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani.
🇺🇸 🇿🇦 Les États-Unis ont accueilli une cinquantaine d'Afrikaners sous le statut de réfugiés, grâce à un programme lancé par Donald Trump qui estime qu'ils sont victimes de discrimination raciale en Afrique du Sud. pic.twitter.com/BS4K2t9Ems
— Le journal Afrique TV5MONDE (@JTAtv5monde) May 13, 2025
Il programma, voluto personalmente da Donald Trump e promosso dal suo vice capo dello staff Stephen Miller, è stato introdotto mentre il resto dei programmi di accoglienza per rifugiati è stato sospeso o drasticamente ridotto. In Uganda, per esempio, le razioni alimentari per un milione di rifugiati sono state tagliate. L’amministrazione Trump ha giustificato questa disparità dichiarando che il caso degli Afrikaner rientra nella “definizione classica di persecuzione razziale” e che il programma non dovrebbe essere usato per affrontare la povertà globale.
Alla base della polemica vi è una legge approvata in Sudafrica a gennaio 2025, che permette – in circostanze eccezionali – l’esproprio senza compenso di terre agricole per promuovere una redistribuzione più equa. La legge è stata interpretata da Trump come un attacco etnico contro i bianchi, in particolare gli Afrikaner, una posizione sostenuta anche da Elon Musk, nato in Sudafrica e oggi a capo del nuovo “Dipartimento per l’efficienza del governo”. Musk ha parlato di un presunto “genocidio bianco” in Sudafrica, una teoria cospirazionista ampiamente smentita.
In effetti, i dati sulla criminalità non supportano queste affermazioni: tra ottobre e dicembre 2024 sono stati registrati 6.953 omicidi in Sudafrica, dei quali solo 12 in contesti rurali e appena uno coinvolgeva un agricoltore. Le autorità sudafricane hanno smentito le accuse, definendole infondate e politicamente motivate, e accusano l’amministrazione statunitense di voler screditare la democrazia sudafricana. Il portavoce del ministero degli Affari esteri sudafricano, Chrispin Phiri, ha ricordato che è proprio il Sudafrica ad aver conosciuto una vera persecuzione razziale durante l’Apartheid, e oggi lavora per evitarne ogni forma.
Parallelamente, un tribunale sudafricano ha respinto la donazione di oltre due milioni di dollari che un benefattore bianco, Grantland Michael Gray, voleva lasciare al gruppo suprematista Boerelegioen. I giudici hanno definito “immaginaria e non reale” la narrativa del genocidio bianco, evidenziando che Gray – paralizzato da giovane e morto nel 2022 – aveva sviluppato negli ultimi anni una paranoia alimentata da contenuti online razzisti. Il gruppo Boerelegioen è stato condannato a pagare le spese legali.
A questa già complessa vicenda si è aggiunta, il 12 maggio 2025, la rottura ufficiale tra la *Episcopal Church* statunitense (la Chiesa episcopale, branca americana della Comunione anglicana) e il governo federale, dopo quasi quarant’anni di collaborazione nei programmi di reinsediamento dei rifugiati. La decisione è stata presa in segno di protesta morale contro l’obbligo, imposto da Washington, di accogliere e reinserire esclusivamente Afrikaner sudafricani, selezionati come rifugiati dall’amministrazione Trump. Il presule Sean W. Rowe ha spiegato che la Chiesa, in coerenza con la sua storia di impegno per la giustizia razziale e contro l’Apartheid, non può sostenere una selezione etnica dei rifugiati. Ha ricordato i legami profondi con la Chiesa anglicana del Sudafrica e la figura dell’arcivescovo Desmond Tutu, simbolo della lotta anti-apartheid. Parallelamente, anche un gruppo di leader religiosi bianchi sudafricani, tra cui esponenti anglicani, ha denunciato come infondate e dannose le retoriche sul “genocidio bianco” e sulla presunta persecuzione dei bianchi. Mentre l’amministrazione Trump continua a bloccare l’ingresso di migliaia di altri rifugiati, spesso provenienti da scenari di guerra e repressione, l’episcopato americano ha scelto di chiudere i suoi programmi federali di reinsediamento entro settembre, pur continuando a sostenere profughi e migranti attraverso canali indipendenti. Anche altre organizzazioni religiose, come *Church World Service* e *World Relief*, hanno criticato la disparità di trattamento e accusato il governo di disattendere gli obblighi legali e morali verso altre popolazioni vulnerabili.
La vicenda mette in luce un uso politico selettivo del diritto d’asilo da parte dell’amministrazione Trump, che ha accolto i rifugiati bianchi mentre blocca o ritarda l’ammissione di migliaia di rifugiati da altri contesti. Organizzazioni come HIAS, la società ebraica per l’assistenza umanitaria, hanno criticato duramente l’azione della Casa Bianca, parlando di un uso discriminatorio e ideologico del programma rifugiati.


