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Conflitti

Sud Sudan, dagli stupri alla fame: i continui attacchi indiscriminati contro civili e operatori sanitari

Il rapporto di Medici Senza Frontiere dal titolo “Li hanno uccisi mentre scappavamo” ha fatto luce sulla drammatica escalation di violenza che imperversa nel paese.

La realtà quotidiana dei civili in Sud Sudan è da anni segnata da violenze inarrestabili e da una crescente crisi umanitaria. Attacchi indiscriminati contro civili e infrastrutture sanitarie, reclutamenti forzati, violenze sessuali di vasta scala e distruzione delle comunità sono ormai parte della vita di milioni di persone. La popolazione vive sotto una costante minaccia di morte, sfollamento e perdita di dignità, spesso senza alcuna speranza di un reale cambiamento.

Il rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF) dal titolo “Li hanno uccisi mentre scappavamo” ha fatto luce sulla drammatica escalation di violenza che imperversa nel paese. Il documento raccoglie dati e testimonianze dirette di chi ha vissuto sulla propria pelle la brutalità del conflitto. Secondo MSF, da gennaio 2025, in media 16 persone al giorno sono state curate per ferite legate a questa violenza senza tregua. In particolare, il trattamento delle ferite da arma da fuoco ha registrato un incremento del 77% rispetto al 2024, segno tangibile dell’intensificarsi degli scontri e degli attacchi armati.

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Le testimonianze raccolte raccontano di civili presi di mira in modo sistematico: attacchi aerei e terrestri, sequestro di persone e rapimenti di massa, violenze sessuali che colpiscono donne e bambini, distruzione di villaggi e città che sono stati rasi al suolo. “I civili subiscono attacchi aerei e terrestri, reclutamento forzato, rapimenti e violenze sessuali diffuse. Città e villaggi vengono colpiti, causando vittime civili, sfollamenti di massa e la distruzione delle infrastrutture civili,” afferma Zakaria Mwatia, capo missione di MSF in Sud Sudan. La crescente brutalità del conflitto ha reso la vita di molti semplicemente invivibile, costringendo decine di migliaia di persone a lasciare le proprie case in cerca di sicurezza altrove.

Le testimonianze di vittime come quella di una donna di Lankien rendono chiaramente il livello di disperazione e sofferenza. “Sono state uccise tantissime persone. Non solo uomini. Tutti: bambini, donne, anziani. Hanno preso di mira bambini e madri. Li hanno uccisi mentre scappavamo,” racconta, con voce rotta dal dolore. Queste parole testimoniano il prezzo inimmaginabile pagato dalla popolazione civile, spesso colpita senza pietà e senza distinzione tra combattenti e innocenti.

La crisi nel Sud Sudan richiede interventi immediati e sostenuti, nonché un impegno globale per proteggere la popolazione civile e garantire accesso agli aiuti umanitari. Finché le violenze continueranno senza sosta, la vita di milioni di persone rimarrà impietosamente sospesa in un limbo di sofferenza e incertezza.

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