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Fenomeni sociali e giustizia

Sudafrica, cresce la xenofobia: nuove tensioni contro i migranti

In Sudafrica cresce la tensione contro i migranti: un video virale girato in un supermercato riaccende l'allarme sulla xenofobia, mentre nel Paese aumentano proteste e iniziative contro gli stranieri.

Una scena avvenuta in un supermercato sudafricano è diventata in pochi giorni il simbolo di un clima sempre più teso. Un uomo viene affrontato e preso di mira mentre si trova all’interno del negozio: il video, circolato ampiamente sui social network e ripreso in un servizio di Caroline Dumay per France 24 Afrique, ha riacceso il dibattito sulla crescita della xenofobia e dei sentimenti anti-immigrazione in Sudafrica:

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L’episodio non è isolato. Nel corso del 2026 le mobilitazioni contro gli immigrati si sono intensificate in diverse aree del Paese, assumendo in alcuni casi la forma di iniziative organizzate per individuare ed espellere dalle comunità persone considerate straniere o prive di documenti. A Johannesburg, Soweto e Durban si sono registrate manifestazioni e azioni durante le quali gruppi di cittadini hanno cercato direttamente migranti nelle abitazioni o ne hanno chiesto l’allontanamento, sostituendosi di fatto alle autorità incaricate dei controlli sull’immigrazione.

Alla base delle proteste si intrecciano questioni diverse: immigrazione irregolare, criminalità, accesso ai servizi pubblici e soprattutto una situazione economica caratterizzata da una disoccupazione superiore al 30 per cento e da una crescita debole. In questo contesto, una parte del discorso pubblico attribuisce agli stranieri la responsabilità della scarsità di posti di lavoro, dell’insicurezza e delle difficoltà nell’accesso alle risorse pubbliche. Gli economisti, tuttavia, mettono in discussione una relazione così lineare: i lavoratori immigrati hanno un ruolo significativo in settori come agricoltura, edilizia, commercio e trasporti e la loro uscita dal Paese potrebbe produrre conseguenze negative anche sull’economia sudafricana.

La questione assume una particolare rilevanza perché la popolazione immigrata rappresenta una quota relativamente contenuta degli abitanti del Sudafrica, intorno al 5 per cento. Eppure il Paese conosce da decenni periodiche esplosioni di violenza xenofoba, rivolte soprattutto contro cittadini provenienti da altri Stati africani. Nel 2026 il problema è tornato anche sul piano diplomatico: la Nigeria ha chiesto a Pretoria maggiori garanzie per la sicurezza dei propri cittadini e una risposta più incisiva agli attacchi contro gli stranieri. I due governi hanno successivamente concordato di rafforzare la cooperazione e contrastare l’escalation delle tensioni.

Il presidente Cyril Ramaphosa ha più volte condannato la xenofobia e invitato i cittadini a non trasformare gli immigrati in capri espiatori dei problemi sociali ed economici del Paese, ricordando inoltre che l’applicazione delle norme sull’immigrazione spetta allo Stato e non a gruppi di cittadini. Il richiamo istituzionale, tuttavia, si confronta con un fenomeno ormai radicato e capace di tradursi rapidamente dalla retorica anti-immigrazione alla pressione esercitata direttamente sulle persone.

Le tensioni hanno ormai conseguenze che superano i confini sudafricani. Migliaia di cittadini di Paesi vicini hanno lasciato il Sudafrica per timore delle violenze, mentre alcuni governi africani hanno sollevato la questione della protezione dei propri connazionali. Due cittadini ghanesi hanno persino presentato alla Corte penale internazionale una richiesta di indagine sulle violenze xenofobe, sostenendo che gli attacchi contro gli stranieri abbiano assunto carattere sistematico.

Il video diffuso nei giorni scorsi acquista così un significato che va oltre il singolo episodio. Mostra come la frontiera tra cittadino e straniero possa spostarsi dai confini dello Stato agli spazi più ordinari della vita quotidiana: una strada, un quartiere, una casa o persino un supermercato. È proprio questa trasformazione della diffidenza in controllo sociale diretto a rendere particolarmente delicata l’attuale fase sudafricana.

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