“Non solo uomini uccidono donne ma lo stato consente che ciò prosegua”.
Così Shenilla Mohamed, direttrice di Amnesty International Sudafrica, ha commentato l’ultima ondata di omicidi in Sudafrica: nove donne uccise nel giro di due mesi solo nella città metropolitana di Ekurhuleni.
Il Sudafrica continua a essere uno degli stati col maggior tasso di femminicidi nel mondo. Ma per le sue istituzioni, uccidere una donna perché è una donna non è un reato.
I femminicidi sono riconosciuti come un crimine in 33 stati al mondo, solo due dei quali nel continente africano: Gabon e Marocco.
Quando in Sudafrica una donna è uccisa da un uomo che non conosceva, dal suo partner o dal suo ex partner, il reato è qualificato come mero omicidio, senza considerare chi sia stato l’autore e chi sia stata la vittima.
La motivazione di genere è semplicemente rimossa. Di conseguenza, ciò che tipicamente precede i femminicidi (violenza fisica e psicologica, stupro, stalking e molto altro ancora) viene minimizzato o persino ignorato.
Un’altra conseguenza è che la dimensione complessiva della violenza contro le donne resta un mistero. La polizia sudafricana non fornisce dati disaggregati da oltre un anno, a causa di asseriti problemi di accuratezza.
Amnesty International Sudafrica ha rilanciato il suo appello per chiedere l’introduzione del reato di femminicidio nel codice penale. Questo il link: https://amnesty.org.za/action/call-it-what-it-is-femicide/
NEWS e ANAlisi dalle Afriche venerdì 09 Ottobre 2026


