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Migrazioni

Sudafrica, i migranti come capro espiatorio nella nuova ondata di violenze xenofobe

In Sudafrica una nuova ondata di violenze contro i migranti provoca vittime e tensioni diplomatiche, mentre esperti e osservatori denunciano il ruolo della xenofobia in un contesto segnato da povertà, disoccupazione e crescente polarizzazione sociale.

Il Sudafrica è nuovamente attraversato da una recrudescenza di violenze contro i migranti, un fenomeno che riporta alla memoria le gravi crisi xenofobe del 2008, del 2015 e del 2018. Nei giorni scorsi il governo del Mozambico ha denunciato la morte di cinque propri cittadini durante quelli che ha definito attacchi xenofobi, i primi decessi ufficialmente registrati nell’attuale fase di tensione.

Le aggressioni assumono forme diverse: attacchi individuali, pestaggi, saccheggi e incendi di negozi gestiti da cittadini stranieri. Si tratta di episodi che si inseriscono in una lunga storia di ostilità verso le comunità migranti presenti nel Paese, provenienti soprattutto dagli Stati confinanti dell’Africa australe.

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Secondo numerosi osservatori, il contesto economico e sociale rappresenta uno dei principali fattori che alimentano queste tensioni. Il Sudafrica continua infatti a confrontarsi con elevati livelli di disoccupazione, profonde disuguaglianze e diffuse condizioni di povertà. In questo scenario, i migranti vengono spesso indicati come responsabili delle difficoltà economiche vissute da una parte della popolazione.

La narrazione secondo cui gli stranieri sottrarrebbero lavoro ai cittadini sudafricani o beneficerebbero in modo sproporzionato dei servizi pubblici trova ampio spazio nel dibattito pubblico e sui social network, dove messaggi ostili e campagne di disinformazione contribuiscono ad amplificare il clima di tensione. Gli studiosi parlano apertamente di un meccanismo di capro espiatorio: problemi strutturali e complessi vengono ricondotti alla presenza di gruppi percepiti come estranei e vulnerabili.

Negli ultimi anni sono emersi movimenti organizzati che hanno fatto della lotta all’immigrazione il proprio principale terreno di mobilitazione. Tra questi figura Operation Dudula, nato come movimento civico e successivamente trasformatosi in soggetto politico. Il gruppo è diventato noto per iniziative contro l’accesso dei migranti a ospedali e scuole, pratiche che la magistratura sudafricana ha giudicato illegali. Accanto a esso opera anche March and March, movimento lanciato dalla conduttrice radiofonica Jacinta Ngobese-Zuma, che ha acquisito visibilità attraverso manifestazioni contro l’immigrazione clandestina.

Sebbene il discorso pubblico di questi movimenti sia rivolto principalmente contro i migranti irregolari, nella realtà le aggressioni colpiscono frequentemente anche persone in regola con i documenti, piccoli commercianti e lavoratori impiegati in attività di servizio. Le vittime appartengono quindi a categorie molto diverse e non esclusivamente a quelle indicate dalla retorica antimigrante.

Un altro elemento che suscita critiche riguarda la risposta delle autorità. Diversi osservatori accusano il governo di minimizzare il fenomeno. Recentemente il ministro dell’Interno ha definito gli episodi come semplici atti criminali, evitando di utilizzare il termine xenofobia. Una scelta che, secondo i critici, rischia di oscurare la dimensione specifica del problema e di impedire una risposta adeguata.

Le conseguenze non si limitano al piano interno. La crescente ostilità verso i cittadini provenienti da altri Paesi africani sta infatti generando malumori nelle capitali della regione. I governi confinanti subiscono pressioni dalle rispettive opinioni pubbliche affinché reagiscano con maggiore fermezza alle violenze. Questo potrebbe complicare le relazioni diplomatiche di Pretoria proprio mentre il Paese cerca di consolidare il proprio ruolo di leadership continentale.

La questione assume anche una rilevanza economica. Circa un quarto degli scambi commerciali sudafricani avviene con altri Paesi africani. Eventuali deterioramenti nei rapporti regionali potrebbero quindi avere ripercussioni che vanno oltre il tema migratorio, coinvolgendo commercio, investimenti e cooperazione.

La nuova ondata di violenze mostra ancora una volta come le difficoltà economiche, la sfiducia nelle istituzioni e la ricerca di responsabili immediati possano trasformarsi in conflitti contro gruppi percepiti come esterni. Un fenomeno che non riguarda soltanto il Sudafrica, ma che continua a rappresentare una delle sfide più delicate per molte società contemporanee.

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